Appalto per l’affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di restauro e recupero funzionale del “Maneggio Coperto” del sito Reale Borbonico della Reggia di Portici – Napoli

 

Committente: Comune di Portici
Impresa esecutrice: ATI IZZO Mario Costruzioni srl (Mandatario) e
Giovanna Izzo Restauri Sas (Mandante);
Importo Lavori: € 1.901.917,47;

1. Cenni storici

William Cavendish, primo duca di Newcastle, nel trattato A New Method and Extraordinary Invention to Dress Horses and Work them according to Nature del 1667 scrive: “Questa Nobile ed Eccellente Arte fu in primo luogo iniziata e inventata in Italia, dove tutti i Francesi e molti di altre Nazioni andavano per impararla: questo avvenne a Napoli, dove venne costruita la prima Accademia per montare a Cavallo”. François Robichon de La Guérinière, il più illustre cavaliere e maestro francese, nella sua Ecole de Cavalerie, nel 1731 ribadisce inoltre che la Scuola napoletana di equitazione “aveva una così gran reputazione, che la si considerava come la prima del mondo”.

La realizzazione di un Maneggio Coperto si lega quindi all’antica storia della scuola di equitazione napoletana. Nel 1532 Federico Grisone, nobile napoletano, aveva aperto la prima Scuola di Equitazione, proseguita dal suo allievo Giovanni Battista Pignatelli che fondò l’Accademia Napoletana di Arte Equestre: questa passione, oltre a essere utile, era diventata simbolo di potere e di prestigio per le famiglie nobili. Carlo III di Borbone istituì a Napoli allevamenti con i migliori cavalli del Regno.

L’edificio del Maneggio Coperto di Portici – oggetto dell’intervento di seguito descritto – nasce in relazione alle trasformazioni del Palazzo Mascabruno, una struttura su più piani volta ad ospitare le truppe della Reale Cavalleria Borbonica. Al piano terreno si trovavano la scuderia, i magazzini, la selleria, le prigioni, la sala scherma, la cavallerizza e i laboratori di sartoria, di calzature, ecc.; sul fondo, nel secondo cortile vicino al Maneggio, le stalle dei cavalli.

Le storie del Maneggio e del palazzo si intrecciano con quella della fabbrica della Reggia di Portici, voluta dallo stesso Carlo III; durante la costruzione del Palazzo Reale il Regio Ingegnere Giovanni Antonio Medrano trasformò l’ex Palazzo Mascabruno in “comodi di cavalleria”; l’ingegnere Tommaso Saluzzi progettò le Reali Scuderie a ne diresse i lavori, iniziati tra il 1740 e il 1753. L’incertezza è dovuta probabilmente alla sospensione degli scavi di fondazione a seguito di ritrovamento di una sontuosa villa romana: il sovrano diede ordine di scavare una grotta dal lato della strada pubblica, da cui era possibile calarsi per visitare la villa (tra i reperti rinvenuti l’aquila di marmo con le lettere Q. P. A., attribuita a Quinto Ponzio Aquila, attualmente ancora nello stemma del Municipio di Portici).

Con i lavori diretti da Saluzzi, il boschetto fu sostituito da una prateria e il palazzo fu trasformato per essere utilizzato come caserma e scuderia della Reale Cavalleria, dotata anche dello spettacolare e maestoso Maneggio Coperto, costruito tra 1775 e il 1794.

 

2. Descrizione dell’edificio

L’edificio rettangolare del Maneggio Coperto di Portici è posto all’estremità occidentale del complesso delle Regie Scuderie. Ha un’altezza pari a tre piani del palazzo limitrofo, a cui è collegato da un muro più basso: il muro, in origine, attraverso una porta centrale, conduceva ad ambienti oggi abbattuti. Il Maneggio rappresenta, con   quello presente all’ interno del Palazzo Imperiale di Vienna, un rarissimo esempio di galoppatoio per l’addestramento dei cavalli. Si ispira al modello viennese per la forma rettangolare allungata e i due ordini di aperture sulle pareti; a Portici mancano il loggiato del re e le gallerie per il pubblico. Nella costruzione del Palazzo Reale di Portici – in ogni caso – esercitò molta influenza la moglie di Carlo III di Borbone, Maria Amalia di Sassonia, particolare che lascerebbe pensare che il riferimento viennese non sia casuale.

Purtroppo l’intera decorazione è andata perduta ed è visibile solo la straordinaria carpenteria lignea, composta dagli elementi di collegamento con le capriate e dal graticcio che portava la decorazione. I documenti storici riportano che la volta fosse in canne e gesso e, presumibilmente, che dovesse avere decorazioni a stucco e figurate, come quelle che ancora oggi abbelliscono le volte del galoppatoio viennese.

Da Palazzo Mascabruno si passa al Maneggio da un cortile che oggi si presenta con la nuova sistemazione dell’architetto Massimo Pica Ciamarra. Qui è possibile vedere l’intero prospetto laterale dell’edificio, scandito da una regolare partizione a stucco di lesene e fasce marcapiano in cui sono inseriti due ordini di finestre ovali, una delle quali sovrasta il portale di ingresso a sesto ribassato.

Sul lato occidentale una porta conduce a locali di servizio distribuiti su due piani. Come si evince dal disegno di F. De Martino del 1870, i locali direttamente collegati al Maneggio erano adibiti a magazzini, mentre l’ultimo vano, diviso dagli altri e collegato al cortile, era usato come “Lavatoio”: qui è ancora possibile vedere alcuni anelli per il blocco dei cavalli.

Sul lato meridionale dell’edificio, si trova una pregevole scala settecentesca con balaustra in pietra e resti di un modellato architettonico interessante. La scala conduce al parco inferiore e, probabilmente, era usata dal re per arrivare direttamente al Maneggio.

Della straordinaria storia che ha accompagnato questo monumento, purtroppo non è possibile individuarne gli elementi caratterizzanti. Attualmente il Maneggio Coperto si trova in uno stato di abbandono ed è stato usato come deposito e area di cantiere per i lavori di restauro dei fabbricati adiacenti a servizio della facoltà di Agraria dell’Università Federico II.

 

 

3. Il progetto esecutivo

Il progetto esecutivo è redatto nel pieno rispetto del progetto definitivo e delle migliorie proposte in fase di gara e definisce compiutamente ogni particolare di intervento.

Gli elaborati di stato di fatto sono stati aggiornati a seguito di sopralluoghi. I rilievi sono stati integrati con l’ulteriore elaborazione dei prospetti nord-ovest, sud-ovest e nord-est, e delle sezioni C-C’ e D-D’.
Una migliore valutazione dello stato di fatto, della qualità delle piattabande e degli architravi, delle murature e degli orizzontamenti ha consentito di affinare il dettaglio progettuale in fase esecutiva.

In particolare gli aggiornamenti riguardano:

  1. Le operazioni di analisi conoscitiva e di rilievo e mappatura previsti nelle migliorie, indispensabili per una compiuta definizione degli interventi progettuali;
  2. Ancoraggio e stabilizzazione strutturale degli elementi della copertura; per l’intervento di miglioramento sismico, fermo restando i criteri specificati, occorre dare avvio alle indagini richieste per ottenere dati utili a un adeguato livello di conoscenza.

E’ stata studiata la soluzione esecutiva della scala, valutato un differente posizionamento dell’ascensore, migliorata la distribuzione interna dei bagni e del bar, trovata una idonea localizzazione delle macchine di condizionamento su solaio di copertura.

 

3.1 Linee progettuali 

Il progetto esecutivo riprende le linee del progetto definitivo, che prevede le seguenti tipologie di interventi:

  1. il restauro di antiche porte e finestre;
  2. il restauro di pietre esterne e interne;
  3. il restauro di ferramenterie e opere in ferro;
  4. il restauro di pavimentazioni antiche;
  5. il restauro e stabilizzazione degli elementi lignei della copertura;
  6. il restauro e consolidamento delle murature;
  7. la realizzazione di ponteggi o incastellatura da costruire con l’impiego di tubi e giunti e/o manicotti e spinotti completi di piani di lavoro;
  8. la puntellatura di elementi murari e lignei da realizzare con tubi, giunti, manicotti, spinotti e tavolate in legno;
  9. la demolizione di strutture murarie;
  10. la demolizione di pavimentazioni;
  11. la rimozione di strutture metalliche;
  12. lo smontaggio di infissi in legno;
  13. la movimentazione di materiali di risulta;
  14. lo scavo per la realizzazione di un vespaio;
  15. gli scavi per la realizzazione degli impianti;
  16. le spicconature di intonaci;
  17. i tagli di murature;
  18. la realizzazione di architravi in ferro;
  19. la realizzazione di solai in ferro, tavelloni e cemento comprese tutte le opere di impermeabilizzazione;
  20. la realizzazione di opere murarie;
  21. la realizzazione del nuovo tetto completo di ogni elemento compresi i canali di gronda e i bocchettoni;
  22. la realizzazione di impianti sanitari e idrici;
  23. la realizzazione di impianti elettrici, di illuminazione, di condizionamento e fonici;
  24. la realizzazione di scale in metallo;
  25. realizzazione di un ascensore;
  26. la revisione e realizzazione di intonaci nuovi;
  27. il consolidamenti di intonaci e stucchi antichi;
  28. la realizzazione di nuove pavimentazioni;
  29. l’integrazione pittorica di intonaci antichi;
  30. la tinteggiatura di intonaci;
  31. la messa in opera di porte e finestre.

Gli interventi programmati si dividono in due macrotipologie. La prima (punti 1-5) rientra nelle specifiche attività del restauro sulle pertinenze decorative architettoniche (intonaci antichi e decorati, stucchi delle modanature e degli elementi decorativi, elementi strutturali e decorativi in pietra, elementi lignei della copertura e di porte e finestre, antiche pavimentazioni, ferramenta, opere in ferro (cancelli, strutture ed elementi decorativi). Queste operazioni specifiche dovranno essere condotte in gran parte da restauratori e aiuto restauratori specializzati, con il supporto di operai specializzati.

La seconda macrotipologia (da 6 a 31) comprende attività di restauro architettonico e opere impiantistiche in un contesto sottoposto a tutela: restauro e consolidamento delle murature, realizzazione di nuove opere murarie, realizzazione degli impianti e fornitura di opere provvisionali.
Queste attività saranno condotte da operai specializzati in restauro architettonico, nella realizzazione di impianti e opere murarie nuove e nella realizzazione di opere provvisionali.

 

3.2 Tecnologie applicate ai rilievi, alla mappatura e all’analisi conoscitiva:

Il progetto prevede il rilevamento di dati conservativi con la realizzazione di mappe differenziate per tipologia e degrado; gli strumenti sono documentazione fotografica in digitale e una serie di indagini diagnostiche sulle murature del fabbricato e sui legni costitutivi il telaio dell’incannucciata e le capriate del tetto. Nelle migliorie proposte in fase di gara, a integrazione di quanto già previsto nel progetto definitivo, sono state proposte ed eseguite indagini con un piano di controlli diagnostici previsti fino alla fase di collaudo finale, con l’acquisizione di dati chimici, fisici, storici e archivistici che, secondo uno schema di raffronto, possono fornire un archivio indispensabile per la conservazione del bene.

 

3.3 Ancoraggio e stabilizzazione degli elementi di copertura

L’intervento è finalizzato a scaricare quanto più possibile le strutture portanti del sottotetto con l’inserimento di un sistema spaziale di stabilizzazione non invasivo, con l’obiettivo di preservare il manufatto in quanto configurazione architettonica esemplare, che affonda nella storica tradizione della carpenteria navale del territorio vesuviano, permettendone un’efficace e puntuale manutenzione oltre che una possibile visita ravvicinata. Sono stati identificati i fenomeni di naturale degrado e invecchiamento dei materiali, distinti da quelli patologici di tipo fisico, chimico e meccanico che hanno influenzato il comportamento naturale dei materiali originari, i danni dovuti ad interventi integrativi sul manufatto originario. Si sono applicate metodologie e materiali di recupero innovativi nel progetto.

 

3.4 Sistema di consolidamento del nodo delle capriate

Per poter ottenere una diminuzione degli elementi strutturali portanti, si è resa necessaria la progettazione di un nuovo elemento stabilizzatore delle testate delle capriate ammalorate e fuoriuscite dalla loro sede di appoggio originaria.

Gli interventi previsti dal capitolato prestazionale per il ripristino funzionale degli elementi deteriorati e incapaci di assolvere a una funzione strutturale seguono procedure standard di consolidamento in uso da anni.

Nel caso di testate di capriate gli interventi classici prevedono l’asportazione delle porzioni che non hanno più capacità di assolvere alla funzione strutturale, innestando sulle parti in migliore stato di conservazione nuovi elementi lignei collegati anche da elementi metallici interni o esterni.

La soluzione progettuale tiene in considerazione che proprio gli elementi nodali composti dalla catena e dal puntone diagonale rappresentano un’importante testimonianza storica quale elemento di antica carpenteria costruttiva. Nel
caso specifico delle capriate del Maneggio, esse sono state studiate ed approfondite e l’elaborazione ha permesso di conoscere le modalità con le quali sono state realizzate le capriate.

Su questi presupposti si è elaborata una nuova configurazione di stabilizzazione che garantisce continuità meccanica tra gli elementi della travatura che concorrono a uno stesso nodo e che scaricano i pesi sulla muratura di spina attraverso un unico elemento di collegamento.

La nuova struttura è composta da due elementi sagomati, realizzati in acciaio, opportunamente dimensionati, che si collegano alle superfici laterali del nodo della capriata attraverso barre filettate passanti. Questi due elementi si congiungono a un componente scatolare centrale con un’anima munita di boccola passante, attraverso la quale si trasferiranno i carichi della capriata.
Questa parte verrà collegata direttamente alla muratura di spina preventivamente consolidata attraverso una piastra metallica fissata con chiodature resinate, con al centro un perno da 80 mm su cui verterà l’intero sistema descritto.

La struttura descritta è stata schematizzata agli elementi finiti per verificarne la sua capacità di distribuzione dei carichi e di tenuta sotto sollecitazione meccanica.

 

4. Altri elementi previsti nel progetto definitivo ma non affrontati in sede di progetto delle migliorie

Rispetto alle questioni affrontate nel progetto delle migliorie e recepite nel progetto esecutivo, sono state studiate, approfondite e progettate le seguenti opere:

Scala di collegamento tra i vari piani
Si conferma la demolizione prevista nel progetto definitivo dell’attuale scala in profilati metallici e muratura di tufo, e si è progettata una struttura metallica costituita da cosciali di acciaio e pedate in lamiera presso piegata con rivestimento in pietra.

Ascensore
In relazione agli spazi effettivamente rilevati, l’ascensore dovrà essere in deroga rispetto al DPR 503/96 in quanto senza fossa e senza extra-corsa.

Servizi igienici e bar
Alla luce del sopralluoghi effettuati, la funzionalità degli ambienti retrostanti la grande sala è stata migliorata tenendo in considerazione le reali aperture tamponate rilevate nel corso dei sopralluoghi.
Per ridurre il numero di nuove aperture nei muri, è stata elaborata una soluzione per il bar più compatta in modo da sfruttare un’apertura già presente.
Per i servizi igienici è stata ripensata la distribuzione prevista nel progetto definitivo.

Pavimentazione
La pavimentazione della grande aula è stata pensata in battuto di tufo.