Appalto integrato per le “Opere di riqualificazione e valorizzazione funzionale del Complesso monumentale Museo e Certosa di San Martino/Castel Sant’Elmo” – Napoli

Cenni storici

A.D. 1325, collina del Vomero, 250 metri sul mare. Nel punto più alto, quello da cui si domina l’intero golfo e si controllano le strade di accesso a Napoli, Carlo D’Angiò decide di costruire la Certosa di San Martino. Di lì a qualche anno le affianca il Palatium Castrum, un complesso militare sorto su una vecchia torre di avvistamento normanna, che diventerà nel ‘600, grazie al vicerè spagnolo Pedro de Toledo e alla sapiente opera di Domenico Fontana, Castel Sant’Elmo. la fortezza più ambita della città.

La prima versione della Certosa segue il modello classico delle fondazioni certosine ed è curata da Tino da Camaino, scultore e architetto senese. La veste gotica originaria dura fino al 1581, quando viene pianificato un grandioso processo di ampliamento, affidato a un altro architetto toscano, Giovanni Antonio Dosio. Ma è nel 1623, con Cosimo Fanzago, che la Certosa comincia ad assumere l’aspetto barocco, straordinario per la vivacità delle decorazioni e la finezza dei tratti, con cui è conosciuta oggi. Fanzago mantiene la collaborazione con i grandi artisti chiamati dai suoi predecessori, tra cui Battistello Caracciolo, Jusepe Ribera e Giovanni Lanfranco, che portano così a termine splendide opere.

Negli anni ’20 e ’30 del Seicento San Martino è il luogo della sperimentazione dell’ornato per eccellenza. Fanzago finisce di prestare il suo genio creativo per l’ammodernamento del complesso nel 1656, lasciando il suo progetto incompiuto in diverse parti.

Ci vorranno quasi settant’anni perché Nicola Tagliacozzi Canale ne raccolga degnamente l’eredità. Considerato architetto-scenografo, per la sua innata capacità di integrare opere ornamentali e struttura architettonica, Nicola Tagliacozzi recita un ruolo da protagonista nel ‘700 partenopeo, e in quella espressione artistica conosciuta come rococò, coinvolgendo nell’abbellimento della certosa artisti del calibro di Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo De Matteis e Francesco De Mura nell’esecuzione di affreschi e dipinti; Domenico Antonio Vaccaro e Giuseppe Sanmartino per le sculture.

Il 21 gennaio 1799 Eleonora Pimentel Fonseca innalza su un bastione di Castel Sant’Elmo una bandiera gialla, rossa e blù: è l’inizio della rivoluzione napoletana, che di lì a poco conoscerà un capovolgimento delle sorti e l’assedio da parte del popolo ai rivoluzionari rintanati nella fortezza. Gli scontri provocano dei danni, non solo materiali, anche alla Certosa, tanto che Ferdinando di Borbone ordinerà la soppressione dell’ordine dei certosini, sospettati di nutrire simpatie per i giacobini. A poco vale la successiva riabilitazione, perché il complesso si avvia ad essere sottratto all’ordine religioso. Nel 1866, dopo l’unità d’Italia, diventa museo per volontà di Giuseppe Fiorelli e annessa al Museo Nazionale come sezione staccata, per essere aperta al pubblico nel 1867.

 

La Certosa di San Martino

Il complesso della Certosa di San Martino si estende per più di 28.000 metri quadrati, circa metà dei quali di superficie coperta. Si articolano su quattro livelli, abbracciando cortili, chiostri e giardini. Dal 1992 una serie di interventi ha restituito, progressivamente, l’accesso a intere parti prima chiuse al pubblico. I criteri di priorità sono stati il percorso, la contiguità tra sezioni museali e l’urgenza del restauro per ragioni di particolare degrado.

I lavori riguardano tre lotti funzionali:

  1. A. LM : Largo san Martino, chiesa delle Donne e spazi retrostanti
  2. A. CG : Chiostro grande ordine inferiore, secondo e terzo
  3. A. F : Facciate Est, Nord e Sud.

 

A. LM: Facciata monumentale su Largo San Martino e Via Tito Angelini - Chiesa delle Donne: Interventi sugli Interni, sui Prospetti Esterni e negli spazi aperti retrostanti

a) Stato dei luoghi
Il Largo san Martino è limitato a nord dalla Chiesa delle Donne, che chiude prospetticamente via Tito Angelini e, a Est, dalla facciata monumentale che accoglie l’ingresso alla Certosa e Museo di San Martino. La facciata presenta uno spartito regolare scandito da lesene con zoccolo basamentale in piperno. Al piano terra c’è il grande portale affiancato da alcuni portoncini con funzioni di accoglienza dei visitatori e di ingresso a due esercizi commerciali. Il portale è sormontato dall’altorilievo raffigurante “San Martino che dona il mantello al povero”, copia dall’originale esposto all’interno del museo. Al primo livello, dopo le finestre della Sezione “Ottocento napoletano”, seguono quattro balconi, in corrispondenza agli ambienti destinati al futuro ampliamento della sezione stessa. La facciata della chiesa delle Donne presenta, sopra il basamento in piperno, una tripartizione simmetrica fatta da lesene con capitelli ionici, marcapiano e timpano. Ai lati del portone d’ingresso, sormontato dall’altorilievo raffigurante “San Bruno”, compaiono due nicchie prive di sculture. Il prospetto su Largo San Martino e il suo sviluppo lungo via Tito Angelini, fino al portale di accesso a Castel Sant’Elmo, presentano degrado diffuso, con distacco di grosse porzioni di paraste, cornicioni aggettanti, timpani e mensole di sostegno dei balconi. Gli intonaci risultano instabili e pericolanti e la superficie imbrattata.

La facciata ha pluviali inseriti nella muratura a eccezione della porzione tra i civici 10 e 11, dove ce n’è uno a vista. Nel 2008 questo pluviale fu sostituito per infiltrazioni d’acqua nelle murature. Fu modificata la curva a gomito presente nella parte superiore ed eliminato, nel tratto inferiore, il doppio gomito con cui la condotta finiva sotto traccia. L’intervento, realizzato d’urgenza, non ha tuttavia restituito alla facciata il necessario decoro, che può essere ottenuto solo con l’incasso della conduttura nella muratura.

Per la continua caduta di frammenti di vetro dagli infissi dei balconi, si è dovuto procedere alla rimozione delle lastre rotte, chiudendo i serramenti con pannelli in multistrato. Gli infissi però sono degradati e non costituiscono più una chiusura affidabile dei vani e, inoltre, l’avanzata marcescenza, non garantendo più la tenuta alla pioggia, ha provocato infiltrazioni d’acqua negli ambienti interni e in quelli sottostanti. Già nel 2001, durante i lavori di completamento dei servizi aggiuntivi e di realizzazione della Caffetteria, fu necessario procedere alla rimozione delle parti pericolanti delle cornici, delle solette e delle mensole in muratura dei balconi del primo livello, usando cuciture fatte di barre in resina per assicurare la tenuta delle parti più rilevanti delle pietre in tufo delle mensole. Tuttavia non fu possibile procedere alla ricostruzione delle lacune e alla riconfigurazione delle modanature di volute e cornici, delle quali, restano solo piccole porzioni, utili però a realizzare le matrici e quindi per il ripristino dell’intero spartito decorativo. Anche le lastre in marmo di pavimentazione dei balconi sono danneggiate e spaccate in più punti: un pericolo in caso di caduta di frammenti proprio in prossimità del passaggio pedonale per l’accesso al museo. Altri elementi incoerenti o del tutto distaccati, che rappresentano un serio rischio in caso di caduta lungo i tratti praticati da visitatori, sono le porzioni di intonaco e lastre di ardesia dalle cornici della facciata e i timpani dei balconi.

Lungo via Tito Angelini, in direzione dell’ingresso a Castel Sant’Elmo, il prospetto del complesso monumentale si sviluppa a un livello unico, con vani di accesso a esercizi commerciali da anni abbandonati, chiusi da serrande deteriorate e sovrastate da insegne chiaramente al di fuori di qualsiasi regolamentazione. La facciata inoltre risulta imbrattata da graffiti e deturpata da cavi e cabine impiantistiche.

Il piccolo portale sormontato da timpano, che probabilmente in passato connotava un varco di accesso al castel Sant’Elmo, è attualmente abbandonato e alterato dalla presenza di un rialzo del solaio di copertura, che interrompe anche la continuità del terrazzo soprastante.

La facciata principale della Chiesa delle Donne, perpendicolare al prospetto descritto e in linea con lo stesso sul versante Nord, si presenta in condizioni di conservazione non dissimili. Le lastre di ardesia a protezione del cornicioni sono in gran parte spaccate o assenti, con conseguenti fenomeni di infiltrazione d’acqua e distacchi di intonaco, particolarmente visibili nell’angolo Nord-Est, in corrispondenza della copertura, a causa del danneggiamento del pluviale incassato; sulle cornici è presente vegetazione infestante; gli intonaci sono danneggiati e diffusamente rigonfi. Nell’area del cantonale esterno, già sottoposto ad interventi di consolidamento con catene, si evidenziano fenomeni di schiacciamento della muratura, aggravati dalla vetustà delle malte. Le facciate laterali e quella posteriore della chiesa, non avendo elementi decorativi, si trovano in migliori condizioni, fatta eccezione per alcune aree in cui si rilevano intonaci distaccati o assenti. Peggiore è invece la situazione dei tre infissi in ognuna delle facciate, con vetri rotti o instabili. Anche i pluviali esterni sono in pessime condizioni e, in corrispondenza dei bicchieri di raccolta delle acque, presentano arbusti e vegetazione infestante che ne compromettono il funzionamento.

I finestroni senza più vetri hanno favorito l’entrata di prossimità dei pluviali esterni si presentano diffuse infiltrazioni d’acqua, macchie d’umidità e distacchi degli stucchi. Anche l’affresco di Bellisario Corenzio, sulla parete di fondo, è interessato da fenomeni di umidità e degrado.

Le facciate su Largo San Martino e via Tito Angelini, e le facciate e l’interno della chiesa delle Donne, presentano pessime condizioni conservative e di decoro, visto l’alto valore architettonico e artistico del complesso monumentale. Mettono inoltre a rischio l’incolumità dei passanti, in caso di distacchi di materiale lapideo e/o di tratti di stucchi e intonaci.

Lo spazio retrostante la chiesa delle Donne, non compreso nel progetto definitivo, versa in un pessimo stato di conservazione: il cortile è interamente coperto di patina biologica, le pavimentazioni risultano usurate, antichi lavatoi e resti di antichi cannoni sono conservati senza catalogazione o criterio.

b) Progetto escutivo
Per la facciata su Largo San Martino e per la Chiesa delle Donne si prevede preliminarmente
– un approfondimento del rilievo dello stato di fatto;
– l’esecuzione delle indagini necessarie alla individuazione dello stato di fatto e alla descrizione dello stato di conservazione
– l’elaborazione di una accurata legenda dello stato di fatto attraverso il Lessico NorMal 1/88 e successive integrazioni, a cui far corrispondere un dettagliato progetto delle lavorazioni;

Facciate Largo San Martino e via Tito Angelini:
– spicconatura accurata degli intonaci;
– reintegrazione di intonaco su lacune
– nuovo intonaco costituito da malta a base di grassello di calce stagionato per almeno 12 mesi e pozzolana
– tinteggiatura con pittura a base di grassello di calce stagionato da 24-36 mesi
– trattamento di estrazione dei sali per successiva messa in opera di intonaco
– rimozione della vegetazione infestante sino al totale estirpamento della radice
– trattamento biocida disinfestante delle parti più esposte alla presenza di vegetazione

Per quanto concerne i nuovi infissi si prevedono:

  • nuovi infissi in legno su disegno del modello esistente
  • nuovi infissi in acciaio

Chiesa delle Donne – Interno:
– Interventi sugli intonaci e tinteggiature delle facciate interne della Chiesa delle Donne
– Mappatura e perimetrazione delle parti di intonaco da demolire;
– Preconsolidamento dell’intonaco;
– Velinatura;
– Spicconatura:
– Rimozione di strati di intonaco:
– Reintegrazione di intonaco:
– Rifacimento della superficie pittorica

Per gli interventi sugli stucchi si prevede:
– Ottimizzazione del trattamento consolidante attraverso l’aggiunta di specifiche operazioni di preconsolidamento e imperniatura;
– Implementazione dei trattamenti di pulitura, integrazione e riconfigurazione;
– Incremento dei trattamenti protettivi per ridurre i futuri oneri di manutenzione e gestione dell’opera
– Verifica dell’adesione di tutte le modanature in stucco con ispezione, battitura manuale effettuata da restauratore specializzato
– Messa in sicurezza delle parti in via di distacco e operazioni di preconsolidamento in caso di decoesione
– Pulitura ad acqua o impacchi a seguito di prove preliminari per valutarne tempistiche e modalità
– Rifinitura delle operazioni di pulitura mediante impiego di gel di agar o resine a scambio ionico, da selezionarsi in base all’esito delle indagini diagnostiche
– Esecuzione di calchi con impiego di gomma siliconica per riprodurre, dopo un accurato studio filologico, gli elementi mancanti a partire da elementi similari
– Adesione delle porzioni distaccate e fissaggio delle parti instabili
– Trattamento di desalinizzazione
– Stuccatura e raccordo cromatico finale delle porzioni stuccate e reintegrate
– Protezione finale mediante applicazione di prodotto a base di acqua di calce

Per gli interventi di restauro sui marmi si prevede:
– Smontaggio, riassemblaggio delle parti originali presenti in Chiesa
– Integrazione delle parti mancanti con malta a base di grassello di calce e polvere di marmo
– Rimozione meccanica dei depositi incoerenti di polveri; rimozione dei depositi coerenti con acqua deionizzata nebulizzata; rifinitura della pulitura con impacchi di soluzione di carbonato d’ammonio tenuti in sospensione con polpa di cellulosa
– Stuccatura e microstuccatura con malta di calce e polvere di marmo nel rapporto 1: 2
– Equilibratura cromatica delle integrazioni con l’originale
– Protezione finale con cera microcristallina

Problematiche legate alla presenza di umidità
Migliore stratigrafia del pacchetto pavimentazione, costituito dai seguenti elementi:
– realizzazione di sottofondo di posa in cls magro, sul quale è realizzato il vespaio aerato costituito da elementi in polipropilene (PP) rigenerato e totalmente riciclabile, oppure con argilla espansa
– soletta in calcestruzzo armata con rete elettrosaldata di irrigidimento opportunamente ancorata alle murature perimetrali, per evitare slittamenti tra gli strati
– guaina di impermeabilizzazione
– impianto di riscaldamento radiante tipo RDZ con predisposta rete antiritiro 20×20 e pannello in polistirene espanso prodotto in conformità alla normativa UNI 13163
– massetto di alleggerimento in argilla espansa, sul quale posa il sottofondo della pavimentazione e quindi la pavimentazione recuperata

Intervento di recupero della pavimentazione in cotto e in cotto smaltato con operazioni di smontaggio, pulitura e rimontaggio:
– Rilievo accurato, con documentazione fotografica, del disegno della pavimentazione in cotto. I resti di pavimenti in cotto smaltato antico, devono essere documentati con grande attenzione e numerati uno alla volta
– Rimozione e pulitura: smontaggio e pulitura con spazzole morbide di crine per togliere la malta, lo sporco, la terra
– Messa a deposito: Tutti i pavimenti smontati e puliti sono messi in deposito in cassette di legno ventilate, predisposte e classificate, in un luogo sicuro e areato
– Trattamento e protezione
L’intervento è di norma articolato in tre fasi
1) Lavaggio o ripulitura
2) Protezione di profondità e di superficie o finitura
3) Manutenzione o conservazione.

Per l’illuminotecnica all’interno della Chiesa delle Donne si prevedono:
– Illuminazione lineare a LED (integrata in lambris tecnologico in acciao cor-ten), – con LED monocromatico bianco – su circuito flessibile bianco rivestito da uno strato in silicone
– Illuminazione a soffitto – Bos LED – Apparecchio da superficie – LED warm white 21W 2000 lm: Apparecchio a luce diffusa per applicazioni a soffitto e a parete
– Illuminazione a parete – proiettore – corpo grande/piccolo – LED warm white – alimentatore elettronico-ottica flood-25W 2300 lm: Proiettore per interni orientabile con adattatore per installazione su binario tensione di rete
– Illuminazione a parete – applique a 3 vani luminosi – LED dissipazione passiva warm white 3x19W 6000lm totali – alimentazione elettronica dimmerabile integrata – spot, con apparecchio multilampada per applicazione a parete e a soffitto
– Per l’Impianto Audio, si prevede l’integrazione con un impianto di diffusione sonora tipo Prase Community a 2 vie costituito da: 6 woofer, 3 tweeter, mixer amplificato e microfono

Per le coperture a doppia falda si prevede:
– lo smontaggio del manto di tegole, del massetto, dell’impermeabilizzazione e del tavolato esistente
– il trattamento della struttura metallica con spazzolatura totale del ferro, piccole aggiunte di piattine per ripristinare la sezione del ferro e passata di due mani di convertitore di ruggine
– posa di nuovo tavolato in legno dallo spessore di 35 mm
– posa di strato di freno a vapore CELENIT FV145 a tre strati
– pacchetto di isolamento termo-acustico a doppia densità fatto da uno strato in lana di legno mineralizzata tipo CELENIT N e da uno strato di fibra di legno tipo CELENIT FL 150 – strato di impermeabilizzazione fatto da guaina impermeabile a tre strati CELENIT GT125 e protetta da due veli resistenti alla trazione e ai raggi ultravioletti, traspirante sottotegola, con resistenza meccanica elevata, antiscivolo, antistrappo, doppia idrorepellenza, a tenuta d’aria. Peso 125 g/m2
– doppia listellatura in legno per ottenere ventilazione del tetto
– recupero di embrici e coppi non compromessi
– nuovo coppo ventilato sollevato con elementi in acciaio inox
– sistema di irreggimentazione delle acque con lattoneria in rame
– dissuasori per uccelli in rame a doppia fila ad aghi anziché in plastica

Spazi retrostanti la Chiesa delle Donne:
In quest’area, in mancanza di precise indicazioni progettuali e sulla scorta delle indicazioni contenute nel progetto definitivo, saranno ripristinate le condizioni originarie dei luoghi, senza aggiungere nulla che ne possa pregiudicare l’attuale assetto morfologico.

La terrazza, occupata dal terrapieno, sarà fruibile dall’interno della certosa, il Cortile delle Donne tornerà a far parte del complesso originario e l’area sottoposta alla chiesa, una volta rimossi il cancello e il muro che la tagliano in due, potrà essere usata in sicurezza insieme ai locali voltati dei lavatoi. In particolare le aree retrostanti la Chiesa delle Donne sono state divise in tre ambiti:
1) Terrazzo di copertura al di sopra dei lavatoi (ambito 1)
2) Cortile retrostante la chiesa delle Donne (ambito 2)
3) Terrazza inferiore (ambito 3)

Nel primo ambito, si prevedono:
– Rimozione del terrapieno
– Rimozione del terrapieno al di sopra dei lavatoi
– Posa di guaina impermeabilizzante
– Nuovo sistema di captazione e scolo delle acque bianche;
– Pavimentazione in battuto di lapillo della medesima fattura di quella presente sul lato ovest.

Nel secondo ambito si propone di migliorare l’accessibilità al Cortile delle Donne, attraverso:
– La riconfigurazione del vano tamponato tra la sacrestia della Chiesa delle Donne e il Cortile delle donne; questo intervento ristabilirebbe l’unità perduta del complesso, originariamente diviso in uno spazio chiuso e uno spazio aperto, a uso esclusivo delle donne, cui era proibito l’accesso all’interno del complesso monastico.
– La protezione del muro laterale della chiesa con accantonamento del terreno, impermeabilizzazione della muratura e rimessa in opera del terreno precedentemente sollevato.
– Il diserbo del lastrico del cortile e successivo trattamento di pulizia della pavimentazione, attualmente invasa da vegetazione superficiale e da muschi, come emerge dal confronto tra un’immagine attuale e una risalente a pochi anni or sono. Si adotta una specifica metodologia che prevede:
FASE I: la disinfestazione dei muschi e licheni è preceduta quasi sempre dalla loro rimozione meccanica con spazzole rigide, microsabbiatrici con sistema IBIX e inerte CarbonArt®, bisturi e spatole.
FASE II: applicazione del biocida. BIOCIDA C della CIR, è un prodotto neutro in soluzione acquosa a base di sali quaternari di ammonio. Con il suo ampio spettro di azione è in grado di eliminare muschi, licheni, lieviti, muffe e batteri responsabili del biodeterioramento dei paramenti in tufo e del banco tufaceo.

– Nel terzo ambito si prevede un intervento per dare uniformità alle pavimentazioni esterne che non presentano un aspetto unitario. La parte prossima all’ingresso sul lato della chiesa presenta un manto in conci di pietra irregolari, la parte oltre il cancello (di cui è prevista la rimozione, compreso il muro al quale è incardinato) è in battuto di tufo e in nuda terra. Per dare unitarietà si prevede la ripavimentazione dell’area in battuto di tufo, esclusa la zona non pavimentata, oggetto di intervento solo a ridosso delle murature. Lo stato di fatto è infatti caratterizzato da:
1. Pavimento in pietra a conci irregolari
2. Muro divisorio con cancello in ferro
3. Pavimentazione in battuto di tufo
4. Muretto di contenimento in tufo
5. Terrapieno con manto erboso
6. Cannoni antichi sparsi

Il progetto prevede di effettuare:
1. Pavimentazione in battuto di tufo
2. Demolizione del muro divisorio e relativo cancello
3. Copertura in piperno del muro affiorante di tufo
4. Manto erboso
5. Allestimento dei cannoni antichi sotto le volte dei lavatoi

Si prevede inoltre di integrare la lavorazione con la realizzazione di un sistema di illuminazione studiato con lampade a pavimento e lampade a parete

Il progetto prevede anche il recupero e la valorizzazione delle preesistenze: si interverrà sul brano di muro in tufo che emerge dal terreno in prossimità dei lavatoi, da regolarizzare e dotare di copertina in piperno. Dandogli un’altezza di 45 cm dal suolo fungerebbe anche da seduta.
I fusti di cannone attualmente accantonati sotto le volte dei lavatoi saranno disposti ordinatamente, in corrispondenza del primo arcone a est, su apposite basi in legno.

Per migliorare l’accessibilità, rendere il restauro più durevole, di facile manutenzione e rendere sicuro l’accesso all’area senza ricorrere a opere di sbarramento, sono previsti la ristrutturazione conservativa della scala che corre sul fianco della Chiesa delle Donne, come da progetto a base di gara, e la realizzazione di un nuovo parapetto e corrimano in ferro verniciato. Lo stesso trattamento sarà riservato alla scala che dal primo livello ribassato conduce al terrazzo sottostante.
La possibilità di entrare liberamente alla terrazza inferiore, in futuro potrà rappresentare un punto di partenza privilegiato per il camminamento panoramico lungo il lato sud, al di sotto degli arconi e sovrastante la zona delle vigne.

Altri interventi di risanamento riguardano della scala laterale alla Chiesa delle Donne:
Restauro conservativo e pulitura della scala, con realizzazione di corrimano in ferro verniciato e di corrimano laterale ancorato al muro sul lato della chiesa; Estensione dell’intervento alla scala che conduce al terrazzo sottostante, con rimozione del parapetto esistente e sostituzione con uno in ferro verniciato.

A. CG Facciate Primo, Secondo e Terzo Ordine Chiostro Grande

a) Stato dei luoghi

Il Chiostro Grande, realizzato in ordine toscano dorico da Giovan Antonio Dosio alla fine del ‘500, con sedici colonne per ciascun lato, fu successivamente decorato da Cosimo Fanzago. Subì, in epoche successive, danni e rimaneggiamenti, a causa delle diverse destinazioni d’uso date al complesso monumentale dopo la soppressione degli Ordini monastici e le vicende legate all’Unità d’Italia.

Dopo i danni causati dal terremoto del 1980, su iniziativa del Provveditorato alle Opere Pubbliche, nel 1985 il secondo ordine del Chiostro Grande è stato interessato da lavori di manutenzione. Nel 1996 è stato realizzato un significativo intervento di restauro che ha riguardato il livello del porticato, con particolare riferimento alle superfici marmoree. Il presente progetto di restauro, con le sue migliorie offerte in sede di gara, rappresenta il necessario completamento di questo intervento.

Fanzago, scultore di origine comasca, assunse dal 1623 la direzione dei lavori nella Certosa, facendo del monumento l’espressione più bella del barocco napoletano. Nel 1631 fu pagato per “le sette porte grandi nelle quattro cantonante dello inchlaustro” decorate nella loro parte superiore dai busti di Santi Certosini, alcuni autografi ed altri eseguiti in collaborazione con la sua bottega. A Fanzago e ai suoi collaboratori si devono anche le decorazioni in marmo (peducci, archi, etc.) delle campate del Chiostro e il Cimitero dei Monaci con la balaustra ornata da teschi ed ossa legate con nastri.
Le sculture che decorano le facciate interne del chiostro, opere di Naccherino, Caccini e dello stesso Fanzago, furono realizzate fra il 1613 e il 1631.


b) Stato di conservazione
Il secondo ordine del Chiostro Grande versa attualmente in condizioni di degrado diffuso, in particolare nelle facciate Nord, Est e Sud: evidente il distacco di porzioni di paraste, cornicioni aggettanti, timpani/centine e mensole delle nicchie, gli intonaci presentano fenomeni di instabilità in ampi tratti, molte modanature di volute e cornici sono irrimediabilmente danneggiate o completamente distaccate, gli abachini di ardesia a protezione dei timpani e dei cornicioni sono in gran parte spaccati e pericolanti. La continua caduta di frammenti sul piano di calpestio dell’estradosso delle volte del porticato determina l’ostruzione degli impluvi e conseguenti fenomeni d’infiltrazione di acque piovane nelle murature sottostanti.

Tra le maggiori cause di degrado c’è il deterioramento del sistema di smaltimento delle acque piovane e l’azione degli agenti atmosferici. Proprio a ridosso della balaustra di coronamento delle facciate Nord, Est e Sud si trovano camminamenti corrispondenti allo scolo delle precipitazioni sui tetti a falda delle ali espositive. I camminamenti, di circa un metro di ampiezza, presentano il massetto di calpestio spaccato in più punti, i risvolti della guaina non più aderenti alla muratura e l’intonaco verticale, corrispondente al retro del tratto terminale della facciata del secondo ordine, distaccato o assente in ampi tratti e con la rete metallica visibilmente ossidata. Alle infiltrazioni si aggiunge l’occlusione parziale degli impluvi per l’accumulo dei detriti. Altro punto critico si trova nel basamento in piperno della balaustra di coronamento delle facciate, in cui in aderenza sono collocate, all’interno e all’esterno, le lavagne di protezione dei cornicioni. Qui, la discontinuità del materiale e l’angolo tra la superficie verticale e quella inclinata delle lavagne, crea un punto di fessurazione, in cui cresce vegetazione infestante e in cui si infiltra l’acqua piovana. Recentemente è stata riscontrata anche un’infiltrazione interna, nella sala 53 del secondo livello dell’ala Nord, proprio a ridosso di una vetrina con opere d’arte.

Ai danni descritti si aggiunge l’azione corrosiva degli agenti atmosferici, sicché le facciate si presentano seriamente compromesse.
Per arrestare i fenomeni di infiltrazione delle acque meteoriche, e la conseguente perdita degli stucchi e intonaci degli elementi che formano la partitura della facciata del secondo ordine del chiostro, si punta a ripristinare le impermeabilizzazioni dei camminamenti e a recuperare gli intonaci ancora coerenti con il paramento murario; è previsto anche il rifacimento, previa realizzazione delle matrici, degli elementi decorativi ormai assenti. Questo intervento, considerato l’enorme valore monumentale del manufatto, si rende indispensabile per le facciate Nord, Est e Sud del secondo ordine.

La facciata Ovest articolata su tre livelli e sormontata da tre campanili, presenta una superficie complessiva di oltre 800 mq. Tutte le nicchie dello spartito decorativo presentano trompe l’oeil che necessitano di accurati e puntuali interventi di restauro e integrazione delle lacune. La facciata è in migliori condizioni di conservazione perché non presenta, a ridosso i canali di smaltimento delle acque, dei tetti a falda come le altre facciate. Recentemente però si è verificata la caduta di una delle semisfere marmoree delle decorazioni: a un esame visivo di dettaglio, è stato possibile rilevare in più punti instabilità e distacchi di sfere, piastrini e colonnine della balaustra, che non sono a tutto tondo ma inseriti direttamente nel paramento murario. E’ opportuno estendere l’intervento di restauro anche all’intera facciata Ovest.

Le migliorie offerte per il Chiostro Grande, riportate negli elaborati grafici e documentali, sono:
– Approfondimento rilievo materico
– Analisi di materiali e dello stato di conservazione: consistenza, granulometrie, sali solubili, stratigrafie, ecc.
– Interventi sugli intonaci e sulle tinteggiature delle facciate esterne
– Interventi sui materiali lapidei
– Interventi su affreschi Tromp l’oeil
– Interventi sugli infissi in legno
– Interventi di impermeabilizzazione sui camminamenti in copertura e sui terrazzi
– Estensione delle operazioni di restauro alle aree dell’ordine inferiore del Chiostro.

Estensione delle operazioni di restauro alle aree dell’ordine inferiore del Chiostro
Alcune operazioni previste in progetto sono estese anche alle aree dell’ordine inferiore del Chiostro, già restaurato negli anni novanta, ma che richiedei interventi di consolidamento e pulitura di marmi, ripristino e restauro degli infissi in legno, preparazione e tinteggiatura delle facciate, etc. .

A. F - Facciate Est e Nord: Risanamento cornicione e coronamento merlato - Facciata Sud: Estensione degli interventi di restauro

a) Stato dei luoghi
Nelle sale del secondo livello dell’ala Est del Chiostro Grande, dove sono esposte le porcellane ed i vetri della Sezione “Collezioni Storiche”, in corrispondenza dell’angolo Nord-Est della Certosa, si sono verificati vistosi fenomeni di infiltrazione di acque piovane che hanno provocato macchie diffuse e fuoriuscita di sali minerali. Una verifica sui camminamenti della copertura ha evidenziato la mancanza di un’adeguata impermeabilizzazione del cornicione aggettante di facciata e un diffuso e preoccupante deterioramento della muratura dei merli di coronamento per l’intero sviluppo delle facciate Est e Nord, con espulsione di porzioni di muratura e caduta di intonaco copriferro. Anche i camminamenti, che costituiscono i canali di raccolta delle acque dei tetti a falda delle Ali del Chiostro, necessitano di un rifacimento delle guaine di impermeabilizzazione, dei soprastanti massetti e degli intonaci dei muretti verticali. L’intervento deve essere esteso anche al camminamento dell’Ala Sud che presenta analoghe infiltrazioni negli ambienti sottostanti.

b) Stato di conservazione
Dall’alto, gli intonaci della facciata risultano lesionati e in più punti distaccati e instabili, in modo particolare nei cantonali angolari della facciata. A distanza non è possibile valutare con esattezza la percentuale degli intonaci assenti o irrecuperabili, ma si può ipotizzare che le riprese degli intonaci possano interessare circa il 40% della superficie complessiva. In ogni caso è da escludere la possibilità di intervenire dall’alto, sull’area interessata dai fenomeni di umidità interna, senza montare un andito di servizio dalla quota dei sotterranei, evitando quindi di estendere l’intervento alle intere facciate. Soluzione da escludere a causa della posizione del cornicione aggettante, privo di impermeabilizzazione, che risulta troppo in basso rispetto al coronamento merlato, e non consente quindi la possibilità di realizzare un ponteggio a sbalzo.
Si ritiene perciò opportuno, anche in considerazione del deterioramento degli intonaci di facciata, procedere ad un intervento complessivo su entrambe le facciate Est e Nord che includa anche i cantonali laterali.
La facciata Sud è stata interessata da un intervento di restauro nel 1995 e risulta pertanto in discrete condizioni conservative.

Progetto delle migliorie tecniche
In particolare per le facciate Nord, Est e Sud si prevede di effettuare i seguenti interventi, che implementano e migliorano quelli previsti dal progetto definitivo:
– un approfondimento del rilievo dello stato di fatto, previo fotoraddrizzamento
– l’esecuzione delle indagini necessarie alla individuazione dello stato di fatto ed alla descrizione dello stato di conservazione
– l’elaborazione di una accurata legenda dello stato di attraverso il Lessico NorMal 1/88 e successive integrazioni a cui far corrispondere un dettagliato progetto delle lavorazioni
– la spicconatura accurata degli intonaci
– la reintegrazione di intonaco su lacune si effettua previa analisi specifica e integrazione delle parti mancanti o rimosse, si farà per ciascuna lacuna con malte aventi caratteristiche tecniche e composizioni analoghe a quelle degli intonaci esistenti, e utilizzando come legante esclusivamente calce naturale
– il nuovo intonaco sarà fatto da malta a base di grassello di calce stagionato per almeno 12 mesi e pozzolana, miscelata in betoniera da applicarsi su supporto precedentemente idrolavato
– tinteggiatura con pittura a base di grassello di calce stagionato da 24-36 mesi, applicata a pennello in tre mani di sottotinta con latte di calce, a seguito di indagini e prove del colore per l’individuazione delle miscele pigmento-leganti più idonee
– trattamento di estrazione dei sali per successiva messa in opera di intonaco
– rimozione della vegetazione infestante con totale estirpamento della radice
– trattamento biocida disinfestante delle parti più esposte dopo la classificazione della vegetazione infestante, determinazione del grado di criticità dell’infestazione e del relativo intervento

Per gli interventi sugli stucchi, di cornici e di cornicioni si prevede:
– Ottimizzazione del trattamento consolidante con l’aggiunta di specifiche operazioni di preconsolidamento e imperniatura
– Trattamenti di pulitura, integrazione e riconfigurazione con procedure per la rimozione dei fissativi, l’esecuzione di calchi e il raccordo cromatico finale
– Incremento dei trattamenti protettivi per ridurre gli oneri di manutenzione e gestione dell’opera
– Verifica dell’adesione di tutte le modanature in stucco con battitura manuale effettuata da restauratore specializzato
– Messa in sicurezza delle parti in via di distacco ed operazioni di preconsolidamento in caso di decoesione
– Pulitura ad acqua o impacchi dopo prove preliminari per valutarne tempistiche e modalità
– Rifinitura delle operazioni di pulitura con impiego di gel di agar o resine a scambio ionico, da selezionarsi in base all’esito delle indagini diagnostiche
– Esecuzione di calchi attraverso l’impiego di gomma siliconica per riprodurre, dopo un accurato studio filologico, gli elementi mancanti a partire da elementi similari, secondo le indicazioni della Sovrintendenza e della Direzione Lavori
– Adesione delle porzioni distaccate e fissaggio delle parti instabili con inserimento di perni in vetroresina di diametro 4, 6 o 8 mm; – Trattamento di desalinizzazione
– Stuccatura e raccordo cromatico finale delle porzioni stuccate e reintegrate con impiego di malta selezionata sulla base dei risultati delle analisi delle componenti originali

Per le coperture piane dei camminamenti si prevede l’impermeabilizzazione e isolamento mediante:
– un sistema di scarichi per tetti tipo Geberit PE costituito da bocchetta ad imbuto con scarico orizzontale a saldare in polietilene ad alta densità, resistente ai prodotti chimici e all’acqua calda fino a 100°, al gelo fino a – 40°; nuove pluviali di scarico verticali inseriti nei discendenti esistenti – Geberit in PE Ø 75; nuove pluviali scarico orizzontale Geberit in PE Ø 90 per innesto ai doccioni esterni; nuovo massetto delle pendenze alleggerito con argilla espansa
– doppio strato guaina di impermeabilizzazione tipo PARALON NT4 PLUS ST spessore 4 + 3mm, fatto da una membrana bitume polimero elastoplastomerica con armatura in “non tessuto” di poliestere da filo continuo, stabilizzato con fibre di vetro
– uno strato in tessuto non tessuto di separazione e scorrimento
– uno strato di isolamento termico calpestabile in pannelli di vetro cellulare FOAMGLAS® spessore 80mm; rispetto ad altri isolanti calpestabili è da considerare altamente ecologico; infatti, contiene il 60% di vetro riciclato, l’energia per la produzione proviene esclusivamente a fonti rinnovabili, non contiene alcuna sostanza tossica, in fase di smaltimento può essere riciclato come materiale di riempimento
– rivestimento protettivo con membrana bianca liquida poliuretanica HYPERDESMO; questo prodotto è caratterizzato da un’eccellente resistenza agli agenti atmosferici e ai raggi UV: il colore bianco riflette la maggior parte della radiazione solare riducendo considerevolmente la temperatura interna degli edifici; inoltre, ha una buona resistenza termica, anche alle basse temperature; dopo la completa vulcanizzazione non è tossico ed è traspirante al vapore d’acqua, evitando l’accumulo di umidità sotto la membrana
– scossaline in acciaio zincato
– doccione fatto da tubo Ø 100 in rame 8/10, con flangia di supporto alla muratura e doppio supporto a mensola (45°) in tondini di acciaio con collare di sostegno