Progetto di restauro delle facciate della Chiesa di Gran Madre di Dio, Piazzale di Ponte Milvio – Roma

 

 

La Chiesa di Gran Madre di Dio è a Roma. Affaccia sul piazzale di Ponte Milvio ed è sulla riva destra del Tevere, all’incrocio tra la via Cassia e la via della Farnesina.

Fa parte del Municipio XX.

Fu costruita tra il 1931 ed il 1933 su progetto dell’architetto Cesare Bazzani e realizzata, con una certa solennità ed imponenza, in stile neoclassico da Clemente Busiri Vici.

Nacque per volontà di papa Pio XI, in ricordo delle celebrazioni indette per commemorare il XV centenario del concilio di Efeso, concilio che sancì i dogmi della maternità divina e della verginità perpetua di Maria, presenti nella tradizione patristica e nella devozione popolare fin dalle origini della Chiesa. Il 1° dicembre del 1933 – anno del Giubileo straordinario della Redenzione – Pio XI vi stabilì la sede dell’omonima parrocchia con la costituzione apostolica “Quo perennius” e nel 1965 alla chiesa è stato legato il titolo cardinalizio di Gran Madre di Dio.

Occupa un’area di circa 2000 metri quadri; ha una pianta a croce greca ed è sormontata da una cupola, affiancata da due piccoli campanili laterali; l’ingresso centrale è preceduto da un pronao con trabeazione che poggia su 2 colonne di stile corinzio e due setti pieni in muratura decorati con edicole dalla sezione semicircolare, attualmente vuote; vi sono, inoltre, due ingressi laterali incastonati in elementi curvilinei; questo corpo, completamente in marmo risulta interessato da un uniforme strato di deposito superficiale, dovuto a accumulo di materiali estranei di varia natura, quali, polvere, terriccio, guano, ecc. con spessore variabile e, generalmente, scarsa coerenza e aderenza al materiale sottostante.

Paralleli alla via Cassia e alla via Farnesina vi sono due corpi a pianta rettangolare, in cui vengono svolte le altre funzioni della Parrocchia e della Comunità. Si sviluppano per 2 piani fuori terra oltre uno seminterrato e presentano – alla quota del piazzale su cui c’è l’ingresso principale – un’altezza totale di 13 metri; la superficie in pianta a ogni piano è pari a circa 190 metri quadri. La facciata dei due corpi laterali può essere divisa in cinque campate. La prima e l’ultima (le due testate) sono delimitate da paraste lisce: costituite, nella prima campata, da una finestra a timpano con al di sopra una bucatura semicircolare e, nell’ultima, da una porta in legno con al di sopra la stessa bucatura semicircolare.

La struttura è in muratura portante e presenta una finitura a intonaco e una parte in laterizio. Il basamento è rivestito in travertino romano. La muratura non sembra presentare alcun degrado dal punto di vista strutturale, ma l’intonaco risulta rigonfiato in più punti e diverse sono le parti distaccate e cadute; la parte in laterizio risulta quasi integra, è però ricoperta da una patina grigiastra dovuta essenzialmente all’inquinamento atmosferico e allo smog, che dà vita a una certa alterazione cromatica sul paramento. Il basamento in travertino è in uno stato di conservazione non ottimale: non si registrano però mancanze della pietra, ma solo scheggiature negli spigoli; le finestre hanno tutte mensole con modanature in cemento armato a piè d’opera, tipiche delle costruzioni di quegli anni. Presentano, come le cornici e il cornicione di culmine della facciata, degrado del calcestruzzo e, nei punti più danneggiati, mancanza del copri-ferro che ha comportato la corrosione dei ferri d’armatura e la conseguente colatura di ruggine sulla facciata. La copertura di entrambi i corpi è costituita da un rivestimento in embrici e coppi e risulta in un discreto stato di conservazione: sono presenti, peraltro, delle patine organiche dovute al guano dei piccioni e dei volatili che gravitano intorno al Tevere, che è a pochi metri dal complesso ecclesiastico.

Il progetto ha previsto innanzitutto la realizzazione di un numero adeguato di saggi, analisi, stratigrafie su intonaci, ferro, legno, analisi ai sali solubili, idonei a valutare le caratteristiche chimico-fisiche di tutti i materiali in opera (malte, intonaci, pietre, legno, ferro, mattoni, cemento, coppi, etc.), le coloriture originarie e a localizzare, facendo una mappatura su apposita documentazione grafica, tutti i fenomeni di degrado analizzati a vista; nella fase successiva sono stati affrontati l’eliminazione di elementi di degrado (grappe, elementi in ferro, fili metallici o elettrici) e il preconsolidamento di intonaci decoesi, malte pulverulente, elementi architettonici in pietra o cemento in cattivo stato di conservazione. Per la pulitura, l’idea progettuale contempla l’utilizzo di acqua demineralizzata e nebulizzata a bassa pressione realizzata con getti che non superino i 1,5 bar o con getti di vapore saturo sia della parte ad intonaco che della parte in laterizio. In qualche particolare punto è prevista la rimozione di sali con applicazioni puntuali di prodotto idoneo su polpa di legno e eventuali reintegrazioni dei giunti con malta di composizione, colorazione e granulometria analoga a quella esistente; successivamente è prevista la nuova tinteggiatura o scialbatura di omogeneizzazione con pittura a calce.

Per le mensole delle finestre e dei cornicioni, il progetto contempla il preconsolidamento e la pulitura delle parti decoese in cemento sagomato a piè d’opera, la spazzolatura dei ferri di armatura ossidati e arrugginiti, il successivo trattamento con boiacca antipassivante e la ricostruzione del copri-ferro con risagomatura delle parti modanate ed, eventualmente, delle chiodature in acciaio inox. Sulla copertura invece sono previste la pulitura, con eventuali sostituzioni di elementi danneggiati del manto in tegole a seguito dell’asportazione del guano di volatile e di tutti gli altri depositi incoerenti di natura organica e inorganica, e la revisione del sistema di smaltimento delle acque di pioggia, con eventuale sostituzione di elementi. Infine una messa in opera del sistema di allontanamento di volatili e del sistema di sicurezza per la manutenzione delle coperture (linea vita).