Interventi sulle facciate del palazzo ottocentesco di via dei Mille 59 – Napoli. Redazione di una perizia che individui gli interventi necessari – Progetto per lavori urgenti

 

Il palazzo è a Napoli, nel quartiere Chiaia–Posillipo–San Ferdinando, ad angolo tra via Nisco e via dei Mille, dove al civico 59 c’è l’ingresso principale.

Via dei Mille unisce Piazza Amedeo con Piazza dei Martiri. Topoi urbani che nacquero a cavallo tra ‘800 e ‘900, con la costruzione di edifici in stile eclettico o liberty, come Palazzo Mannajuolo, in adiacenza alle rampe Francesco d’Andrea (che portano alle Rampe Brancaccio), palazzo Leonetti, che ospita i consolati britannico e spagnolo, palazzo Carafa di Roccella, sede del museo d’arte moderna PAN, e altri illustri edifici.
Dalle cartografie storiche l’edificio risulta presente già dalla fine dell’Ottocento (Archivio dell’Ufficio pianificazione urbanistica del Comune di Napoli, Cartografia storica di Napoli 1890). Si sviluppa su sei livelli fuori terra, per un’altezza complessiva di circa 30 metri, con una planimetria a base rettangolare. I due prospetti principali, come accennato, affacciano su via dei Mille e su via Nisco: il primo per una lunghezza di circa 45 metri, il secondo per circa 33 metri. Gli altri due sono ciechi, in aderenza con gli immobili adiacenti. Al primo livello ci sono attività commerciali, i restanti piani sono destinati a uffici e abitazioni.

Il prospetto su via dei Mille e quello su via Nisco hanno caratteristiche morfologiche e motivi decorativi simili e di carattere pregevole. Presentano nella parte inferiore un basamento in pietra di piperno che corre per l’intera lunghezza dei due prospetti, con un’altezza di circa 1,60 metri. La scansione del piperno è ripetuta, fino al secondo livello, dall’intonaco e dalla tinteggiatura di colore grigio lavorato a finto bugnato, mentre i livelli successivi sono caratterizzati da una cromia giallo ocra.
E’ ragionevole pensare, viste le geometrie e le aperture, che il sesto livello sia frutto di una sopraelevazione avvenuta in tempi successivi. Lo si deduce dal cornicione in sommità, che ha motivi semplificati rispetto ai cornicioni interpiano, e dal differente tipo di intonaco e finitura.

Lo slancio verticale della facciata è sottolineato dalla presenza di due fasce di colore grigio, che corrono alle estremità dei prospetti, e presentano in sommità un timpano interrotto in mezzeria dalle aperture del sesto livello. Su queste fasce si trovano le balconate di maggior pregio, ad andamento ellittico, balaustre in pilastrini e corrimano di cemento. Le aperture su questi balconi sono trifore: l’architrave è sostenuto da due colonne gemelle con capitelli di ordine ionico, abbellito da un motivo decorativo a conchiglia.
Decorazioni al vertice di ciascun architrave, differenti per ogni piano, si ritrovano sulle altre aperture. Il terzo, quarto, quinto e sesto livello sono caratterizzati da balconate con balaustre in ferro, da persiane in legno a doppio battente di colore verde scuro. Il cornicione tra il quinto e il sesto livello presenta un motivo decorativo a gattoni a forma di parallelepipedo, con decorazione floreale nella faccia inferiore, probabilmente realizzati in epoca successiva.

Il tema della decorazione che si ritrova anche sui marmi del portale di ingresso, sigillato da un portone in legno e ferro battuto con sopraluce in vetro. Al primo livello sul prospetto di via dei Mille c’è una targa in marmo che recita:

In questa casa concluse
la sua laboriosa giornata terrena
conte don Marco Rocco di Torrepadula
nobile figura di uomo e di cittadino
che come deputato al Parlamento
e come assessore alle finanze
nel culto della libertà e della patria
continuò con la sua luminosa azione
la tradizione a vita
per il nostro Meridione
Il municipio di Napoli
pose
a ricordo di tanto retaggio
di alte virtù.

1976

Gli intonaci e le tinteggiature delle facciate esterne dal primo al quinto livello presentano un discreto stato di conservazione; il progetto ha previsto un restauro dell’intonaco, laddove possibile, e una leggera reintegrazione, laddove si prefigurava qualche distacco. Le tinteggiature sono state previste in pittura naturale, composta da grassello di calce stagionato filtrato e macinato, bertonite, argilla e borato di calce naturale.

In una situazione più critica versava, invece, il sesto livello, che presentava un intonaco di scarsa qualità e una tinteggiatura a quarzo che, con il tempo e a causa gli agenti atmosferici, ha iniziato a spellicolare. Per questo livello il progetto ha previsto, dunque, un nuovo intonaco grezzo in malta di calce e pozzolana.

Le balconate principali si caratterizzano per le balaustre in calcestruzzo con armatura in tondini di ferro e si presentano in un pessimo stato di conservazione, provocato da una cattiva irreggimentazione delle acque meteoriche che, percolando all’interno del calcestruzzo, o assorbite per risalita dalle pavimentazioni irregolari dei balconi, hanno determinato l’ossidazione dei ferri d’armatura e la successiva espulsione del materiale. Per le colonnine più degradate si provvederà al rifacimento tramite calco.