Progettazione definitiva ed esecutiva, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori, direzione dei lavori di Villa Avena, via Tasso 615 – Napoli

 

Committente: Condominio via Tasso, 615 – Napoli

 

Cenni storici e amministrativi

Villa Avena è a Napoli, in via Tasso 615, sul confine che separa il quartiere Vomero da Chiaia.

Prospetta a Nord sulla piazzetta Santo Stefano, a Ovest su via Tasso, a Sud sui Gradini Tasso e a Est si apre su un grande giardino di proprietà privata. L’edificio è sottoposto a vincolo di tutela ai sensi della L. 1497 del 1939 e s.m.i., con decreto n°186 del 3 febbraio 1962 del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali.

Nata come Villa Spera, oggi viene chiamata Villa Giordano o più spesso Villa Avena, in onore dell’architetto che l’ha progettata, Adolfo Avena.
Una firma visibile sulla facciata principale, su via Tasso, dove c’è un’iscrizione che recita: “Arch. Adolphus Avena me fecit; A.D. 1922”.

Nonostante le limitazioni orografiche e la muratura preesistente[…]1 la Villa è una […] presenza significativa e caratterizzante del contorno, per l’imponente mole architettonica e grazie agli originali dettagli ornamentali[…]2: l’edificio ha alle spalle un salto di quota di circa 8 metri rispetto alla quota di via Tasso e di ingresso al piano terra. Presenta, dunque, due ulteriori livelli seminterrati, il cui accesso diretto è dai Gradini Tasso.

L’impianto della Villa rappresenta la tipica costruzione “modernista” napoletana di inizio ‘900 e recepisce perfettamente lo stile del progettista. Adolfo Avena, alternando liberty, neorinascimento e neomedievalismo, elabora soluzioni abitative corrispondenti alle esigenze del nuovo ceto medio, caratterizzate da una qualità architettonica più elevata e un minor carattere speculativo: villini a bassa densità abitativa, concentrati principalmente nella zona di Chiaia e del Vomero, le due aree urbane all’epoca in espansione. Se le opere prodotte a Chiaia (principalmente nel raccordo tra la nuova Piazza Amedeo e il Corso Vittorio Emanuele) sono volumetricamente contenute, nel rispetto degli editti borbonici che tutelavano le zone panoramiche per garantirne la fruizione paesaggistica, le realizzazioni del Vomero (e in particolare quelle sorte nelle attuali via Tasso-via Aniello Falcone – via Palizzi) sono quasi sempre circondate da giardini e si elevano sulle linee verticali dei tornanti delle strade.

La Villa si articola su 3 livelli principali fuori terra e due piani seminterrati. Attualmente al piano terra e al piano primo si trova la sala per ricevimenti “Corte dei Leoni”, nome che rievoca l’abitudine del suo primo proprietario, appassionato di animali esotici, di lasciare leoni liberi di passeggiare nell’atrio. Ai piani superiori vi sono due appartamenti privati e un piccolo studio-deposito al piano ammezzato. Altri due appartamenti di proprietà privata si trovano ai due piani seminterrati.

Il cancello di via Tasso 615 apre sul piano terra e dà accesso al cortiletto privato della “Corte dei Leoni”; agli appartamenti ai piani superiori si accede, invece, percorrendo la strada che da via Tasso porta a piazzetta Santo Stefano: il cancello indica il numero civico 615 B e conduce a un altro cortile, separato da quello della “Corte dei Leoni” da un’alta recinzione in ferro. Questo cortile, adibito a sosta per le auto dei condomini del II piano e del piano sottotetto, porta al corpo scala principale, rampa di accesso al piano ammezzato, dove c’è uno studio-deposito, al I piano, che come accennato è di proprietà della “Corte dei Leoni”, e al II piano, dove si trova un appartamento privato. Un’ altra scala conduce al sottotetto, pure occupato da un alloggio privato. Il corpo scala è caratterizzato da una pianta semicircolare, con gradini e pianerottoli in marmo, ringhiera in ferro e infissi in legno.

 

Analisi Architettonica

L’analisi architettonica e dello stato di conservazione è stata indirizzata alle interpretazioni delle trasformazioni. L’identità dell’edificio è stata ricostruita grazie anche alla lettura di documenti storici, all’analisi visiva e a una integrazione dei rilievi.
Sulla consistenza dell’edificio si è fornito un quadro d’orientamento, in base ai dati emersi da studi sulle tecniche tradizionali dell’epoca, sullo stile architettonico di Avena e sui canoni architettonico-strutturali novecenteschi dell’eclettismo napoletano.

I sopralluoghi e le valutazioni puntuali hanno messo in evidenza i materiali edilizi, la omogeneità o disomogeneità dello stato di fatto e l’effettiva consistenza dei materiali, l’installazione degli impianti tecnici visibili, le eventuali pavimentazioni, gli infissi e tutti gli elementi eventualmente degni di rilievo storico o di valutazione. Si sono indicate le possibili cause che producono il degrado dell’edificio, in relazione agli effetti riscontrati.

Una strategia di lettura dello stato di conservazione delle facciate ha classificato le differenti tipologie di degrado. Talune tipologie o localizzazioni di degrado (dell’intonaco, della pietra, deposito superficiale, degrado delle cornici) sono da considerarsi estese all’intera area oggetto di intervento.

La rielaborazione critica delle informazioni ha permesso di restituire gli elementi e le ragioni delle trasformazioni. L’obiettivo era cogliere i legami fra gli aspetti tecnici e quelli architettonici, fra le ragioni pratiche e quelle estetiche, in ultima analisi la ricerca delle cause di degrado dell’edificio.

 

Facciate esterne

Le facciate presentano tutte una finitura a intonaco, rifinito con uno stucco tinteggiato con un colore giallo ocra e caratterizzato dalla presenza di bugne in rilievo, posizionate senza alcuna simmetria; lo strato di intonaco nel complesso è spesso circa 5 cm e lo stucco, dove sono le bugne, circa 3 cm; la dimensione delle bugne è nella parte bassa dell’edificio di circa 30×47 cm, mentre nella parte alta dell’edificio di circa 15×33 cm.

 

Prospetto Ovest

Affaccia su via Tasso ed è il prospetto principale: vi si legge in modo chiaro lo sviluppo volumetrico costituito da due corpi rettangolari in pianta, coperti entrambi a falda ma con altezze differenti. La facciata, tipicamente eclettica, presenta aperture molto diverse tra loro, tra cui una trifora con specchiature a scaletta. Questa finestra aveva in passato un vetrata finemente decorata a fuoco da Carlo Avena, figlio di Adolfo; vi era rappresentato un corteo nuziale, di epoca medievale, che si avvia verso un castello, riproduzione fedele della villa paterna. Purtroppo, quest’opera è stata asportata durante la Seconda Guerra mondiale dai nazisti che occuparono la Villa. Nella parte alta della facciata, all’attacco dell’arcone posto sul corpo alto dei due che costituiscono l’edificio, sono scolpiti alcuni simboli esoterici; sembrano essere versioni del caduceo alato (la bacchetta portata nella mitologia romana da Mercurio); sono presenti anche le ali, ma sulla cima di ogni bacchetta c’è una testa di cavallo o di drago stilizzata. Rivolte verso l’interno, si “guardano” l’un l’altra attraverso l’arcone.

 

Prospetto Sud

Il prospetto Sud affaccia sul giardino, in parte pavimentato, di accesso agli appartamenti del II piano e del piano seminterrato; questo fronte si caratterizza per un elemento che, come il corpo scale, ha pianta semicircolare: è una saletta privata che si sviluppa sia a piano terra che al I livello seminterrato; la saletta è coperta con le stesse tegole in cotto smaltato azzurro che coprono l’avancorpo del prospetto Nord. Su questa facciata si ripete l’arcone che abbellisce il corpo alto con le medesime decorazioni in bassorilievo descritte nel prospetto ovest. Elementi di pregio sono il balcone del sottotetto e le finestre, che a più livelli danno luce al grande salone interno a doppia altezza della “Corte dei Leoni”.

 

Prospetto Est

A Est c’è il prospetto posteriore della villa, che dà sul giardino privato; su questo fronte si trova il corpo scale che serve il primo livello, il livello ammezzato, il secondo livello e il livello sottotetto; vi sono, inoltre, i principali affacci degli appartamenti: i balconi, che con pianta irregolare unificano a livello planimetrico i due corpi dell’edificio.

       Corpo scale
Il volume del corpo scale è un semicilindro; nella pianta semicircolare si innesta la rampa di 15 gradini in marmo bianco venato. Il pianerottolo attraverso il quale si accede agli appartamenti, è sull’asse del diametro della semicirconferenza. La finitura interna è a intonaco tinteggiato di colore bianco con un battiscopa tinteggiato in grigio antracite alto 15 cm; le ringhiere, originali, sono in ferro battuto; gli infissi, così come il portone di ingresso, sono in legno e seguono l’andamento semicircolare del vano scale. Hanno uno spartito quadrettato che si divide in una parte fissa e una dall’esterno, per evitare di creare problemi a chi sale le scale; a protezione dalla caduta vi sono delle barre in ferro posizionate come ringhiera dell’infisso. I rampanti delle scale sono in cemento armato e vengono retti dalle travi dei pianerottoli di sbarco; la copertura è fatta da un solaio piano in putrelle e tavelloni e presenta esclusivamente lo strato di finitura di impermeabilizzazione.

     Cortile esterno
E’ il cortile usato per la sosta delle automobili condominiali. Dal punto di vista planimetrico ha una forma irregolare; è pavimentato con un rivestimento in marmo travertino con corsi in pietra vesuviana; sono presenti due grosse testate di alberi e una fioriera che corre lungo il muretto che prospetta sul fronte Est.

 

Il Progetto

Il progetto di restauro risponde con precisione all’esigenza prioritaria di salvaguardia dell’edificio. Le scelte seguono la necessità di precisazione di ogni fase “conoscitiva”, tappa e contributo verso la protezione e la valorizzazione del bene.
Ogni edificio costituisce un caso a sé. L’intervento, lungi da fondarsi su dogmatiche regole prefissate, o sulla volontà di recuperare una presunta “vera” immagine dell’opera, fornisce soluzioni soddisfacenti ai problemi di reintegrazione delle lacune, rimozione delle aggiunte, reversibilità e distinguibilità dell’intervento, controllo storico-critico delle tecniche di restauro.

Gli interventi previsti:

Murature e intonaci

Le integrazioni di paramenti murari, ove necessario, saranno fatte con attenzione alla distinguibilità.
Il consolidamento delle pietre, degli intonaci e di altri materiali è previsto con metodi sperimentati, in grado di fornire le dovute garanzie.
Si conservano le patine di pietre e di intonaci, si asportano le materie usando tecniche non aggressive come getti di acqua a bassa pressione.
E’ necessario provvedere al ripristino degli elementi decorativi della facciata, cornici, ovuli, modanature degli intonaci. Ove questi elementi si presentino distaccati, sarà necessaria una chiodatura e ,nel caso, operare delle reintegrazioni con le tecniche tradizionali e manifatture artigianali più adatte, avvalendosi di maestranze esperte.

 

Infissi e ringhiere

Gli infissi sono in parte in legno, in parte in ferro; quelli delle parti comuni (ossia del corpo scale) sono in legno; le ringhiere sono tutte originarie e sono in ferro.

Per gli infissi in legno originari, da restaurare perché di qualità, si prevedono le seguenti lavorazioni:
a) Riparazione della carpenteria..
b) Sostituzione delle finestre troppo danneggiate.
c) Regolarizzazione delle superfici.
d) Tinteggiatura.

Per gli infissi le ringhiere e per tutti gli altri elementi di qualità in ferro, si procederà con il restauro in situ, eliminando depositi superficiali o imprimiture, vecchi smalti e vernici, evitando trattamenti che possano intaccare le superfici, con una raschiatura parziale o generale. Si procederà al lavaggio sgrassante delle superfici con solventi adeguati. Si effettuerà una rimozione meccanica di tracce di ruggine, che è possibile eseguire con leggera brossatura manuale (operazione che ha lo scopo di eliminare gli ossidi e altri composti delle superfici ferrose). In caso di distacchi, fino a una certa entità, si rimuovono le parti e si usa stucco sintetico per le lesioni o lacune, poi carteggiate manualmente. Si applica un trattamento antiruggine.
Per gli elementi in ferro di scarsa qualità si prescrive la rimozione ed il rifacimento ex novo su modello esistente.

 

Impianti

Tubazioni a vista, impianti in disuso e fili elettrici dovranno essere rimossi.
Si prevede lo smontaggio dei canali di gronda e delle pluviali esistenti in plastica e la sostituzione e il riposizionamento in rame del tipo anticato, dallo spessore di 8/10. La pluviale della facciata su via Tasso è sprovvista di pozzetto di collegamento alla fogna comunale (che scorre proprio al di sotto di Via Tasso): l’acqua proveniente dai tetti sfocia direttamente sul marciapiede della strada; questa situazione determina- come notato – il degrado del basamento in piperno, umidità dei locali del I piano seminterrato e un grande disagio per i passanti del vicino marciapiede. Si prevede l’immissione della nuova pluviale in un pozzetto sifonato ispezionabile, da collegare al tombino della fogna comunale, con tubo PEED di sezione idonea a portare il carico delle acque bianche provenienti dai tetti; questa operazione dovrà essere concordata ovviamente con l’Ufficio Fognature del Comune di Napoli.

Per la canna fumaria presente sul prospetto est, si presume la probabile presenza di amianto. Bisognerà, dunque, procedere a una verifica e, in caso di conferma, si avvierà l’iter di demolizione e bonifica da amianto, con ditta specializzata, da eseguirsi ai sensi della Legge 257/92 e D. Lgs.81/08, dopo approvazione del piano di lavoro della stessa da parte dell’ASL competente.

Nuovo l’impianto di illuminazione regolare e di emergenza nel vano scala, con messa a norma dell’impianto elettrico condominiale ai sensi del DM 37/2008. In fase di direzione lavori si provvederà alla scelta dei corpi illuminanti dell’illuminazione regolare e di emergenza, tenendo conto della normativa di riferimento negli immobili residenziali, in particolar modo in quelli storici.

Si prevede un impianto di messa a terra  ai sensi della normativa vigente (D.P.R. 547/55, Decreto ministeriale n. 37 del 22 gennaio 2008, norma CEI 64-8/4).
Coperture

La copertura in tegole marsigliesi del corpo più alto versa in un ottimo stato di conservazione. Al contrario, quella del corpo basso, è in condizioni di forte degrado. Si procederà quindi al restauro e a un’implementazione delle prestazioni termo-acustiche della stessa, con l’obiettivo di ottemperare, con un unico intervento, anche alla legislazione sul risparmio energetico (DPR 59/2009).
Si comincerà con la rimozione e l’accatastamento delle tegole marsigliesi esistenti; si procederà poi al controllo della listellatura sottostante, del pregiato tavolato e degli arcarecci portanti modanati che gravano sui gattoni in cemento armato sottostanti; sarà, inoltre, fondamentale effettuare anche un controllo degli ancoraggi in legno, di collegamento tra gli arcarecci e i gattoni. Finito il controllo accurato, si procederà all’eventuale sostituzione di parti, sia di quelle in legno sia delle tegole. Procedendo all’estradosso, si suggerisce il posizionemento di pacchetto coibente fatto da pannelli strutturali componibili, leggeri, con bordi longitudinali e di testata, conformati a battenti e incastri contrapposti con poliuretano espanso rigido autoestinguente, rivestito su entrambe le superfici da lamina in alluminio goffrato; questo pannello ha un correntino con nervatura rompi goccia traforato che, oltre ad essere portategole, permette anche la micro ventilazione sottotegola.

 

Pavimentazioni

I pavimenti sono principalmente in marmo:
Bianco venato per i gradini delle scale, i pianerottoli e i balconi;
Travertino per gli esterni.
E’ necessario valutare quali sono i pavimenti da conservare e quali quelli con parti da sostituire:
per le pavimentazioni con parti da sostituire si procederà ad effettuare delle tassellature dello stesso materiale di quello presente in situ e a riconfigurare la parte utilizzando colle idonee composte da resine compatibili con l’esistente;
Per le pavimentazioni da conservare interamente si procederà ad effettuare una pulitura dell’esistente mediante lucidatura a piombo- laddove possibile.

 

Balconi

Sul prospetto Est i balconi al piano terra e al primo piano (appartenenti alla “Corte dei Leoni”), presentano putrelle in ferro ossidate e riempimento in calcestruzzo rifinito a intonaco all’intradosso quasi del tutto caduto o compromesso: si provvederà alla spicconatura dell’intonaco e alla spazzolatura delle putrelle in ferro per eliminare le parti arrugginite o friabili; successivamente sulle putrelle perfettamente ripulite dalla ruggine, si applicherà a pennello in due mani una malta cementizia anticorrosiva bicomponente per la protezione del ferro (tipo MAPEFER-MAPEI), per riportare il pH a un valore superiore a 12, livello minimo per garantire la passivazione del ferro e creare una barriera protettiva impermeabile. Infine si procederà a passare l’antiruggine e a verniciare con due mani di smalto oleosintetico opaco.

I parapetti in cemento armato dei balconi saranno sottoposti a un intervento estremamente delicato. Andranno risanati restaurando con attenta maestria la decorazione plastica che li compone: i parapetti, infatti sono composti da pannelli in cemento armato accoppiati a due in profondità e accostati in sequenza; i pannelli sono retti sopra e sotto da due cordoletti armati che arrivano nella muratura, l’attacco a terra è fatto da un riempimento in calcestruzzo non armato che appoggia direttamente sulle lastre di marmo della pavimentazione. Si procederà con l’eliminazione delle parti in calcestruzzo incoerenti, il trattamento dei ferri di armatura sprovvisti di copri ferro e in parte arrugginiti e il successivo ripristino del copri ferro secondo la sagoma originaria, in modo da ricostituire la plasticità ornamentale del balcone, applicando una malta cementizia tissotropica bicomponente, a basso modulo elastico, fibrorinforzata additivata con inibitore di corrosione a base organica, per il ripristino del calcestruzzo.

 

(1) e (2) A. Gambardella C. De Falco, Avena Architetto, Electa,  Napoli,1991, pag. 118