Direzione dei lavori, misura e contabilità e coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione per i “lavori di recupero del Mulino Giardino I modulo: Porta d’ingresso ai vini DOCG – Centro di accoglienza turistica II stralcio”, Tufo – Avellino

 

Gruppo di progettazione: RTP B5 S.r.l. (Capogruppo mandataria), ing. Luigi Ianniciello, ing. Gaetano Colella, ing. Luca De Luca.
Committente: Comunità Montana del Partenio – Vallo di Lauro;
Cantiere: via Stazione, Tufo (AV);
Inizio lavori: 2010
Importo lavori: € 3.230.000;
Impresa esecutrice: COSTAGRO

 

Alcuni dati amministrativi

Il recupero del complesso industriale e minerario del Mulino-Giardino di Tufo è stato inserito nel programma di “Valorizzazione e sviluppo del comprensorio dei vini Greco e Fiano e creazione del parco minerario delle antiche zolfare di Tufo e Altavilla lungo la valle del Fiume Sabato”.
Il soggetto responsabile è la Comunità Montana del Partenio. I proprietari sono l’Amministrazione Provinciale di Avellino (51,66%), i comuni di Tufo (21,67%), Torrioni (10%), Petruro Irpina (9,17%) e Chianche (7,50%).
Dal progetto esecutivo generale sono stati estrapolati due stralci: il primo di 747.730,00 euro (I modulo, primo stralcio), il secondo (a complemento del progetto esecutivo del I modulo) aggiornato sulla base degli esiti dei lavori del primo stralcio, oggetto di specifico appalto.

 

Premesse storiche e cenni progettuali

Mulino Giardino, che sorge nel comune di Tufo, costituisce un raro esempio di archeologia industriale. E’ stato luogo di estrazione e trasformazione del minerale di zolfo.
Il progetto generale prevede il recupero e il restauro di una porzione del complesso industriale e minerario. Recupero che punta alla creazione di un centro di servizi dedicati al sistema turistico e all’enogastronomia, considerando anche il nome della località in cui si trova.
Tufo dà il nome a un noto ed apprezzato vino italiano ed è luogo di accesso a un’area vinicola che comprende le uniche tre produzioni DOCG del Meridione.

Il grandioso rudere architettonico in rovina riflette la condizione del Mulino-Giardino. Per chi percorre la strada statale che fiancheggia l’edificio prevale la dimensione longitudinale, per coglierne l’imponenza è necessario spostarsi a Sud, nel piazzale della stazione ferroviaria sulla linea Benevento-Avellino.

La scoperta nel 1866 di un giacimento di zolfo nella valle del fiume Sabato e gli inizi dello sfruttamento avvenuto intorno al 1866-69, diedero avvio, in una provincia meridionale particolarmente depressa, a un’importante attività mineraria e favorirono lo sviluppo di una moderna industria estrattiva in un’area a economia prevalentemente agricola, caratterizzata quasi esclusivamente dalla sussistenza e dall’autoconsumo.

L’edificio sorge sulla riva destra del fiume Sabato, dove la lenta e secolare erosione dovuta all’acqua e ad altri fattori naturali, aveva portato il minerale ad affiorare sulla parte alta della collina, e quindi all’individuazione del giacimento.

L’opificio per la lavorazione dello zolfo è composto da tre corpi di fabbrica, fisicamente e funzionalmente collegati, che raccontano quello che fu il processo di trasformazione della materia prima e le varie tappe della lunga evoluzione costruttiva del complesso.

Dal sito di primo stoccaggio del minerale proveniente dalla vicina miniera ai depositi per lo stoccaggio finale del materiale trattato, è un susseguirsi di spazi, manufatti e strutture con diverse caratteristiche architettoniche.

Elemento di testa della cortina di fabbriche, l’edificio monumentale su cui finisce il piazzale al termine del viale d’accesso: fa parte del nucleo più antico del complesso, individuato come I Modulo.

Il I Modulo è formato da due livelli utili. Il piano terra, sito di stoccaggio del prodotto finito, comprende ambienti ampi e alti (circa 10 mt.), interconnessi e con affacci sull’area della stazione ferroviaria, versante su cui si apre la facciata principale. Si tratta di un unico grande ambiente lungo 100 metri e a larghezza variabile, nel quale si rilevano ancora depositi superficiali di zolfo sul pavimento, che lo rendono ancor di più suggestivo.

Il primo piano era dedicato agli appartamenti padronali e agli uffici (escluso il torrino del belvedere, manufatto in mattoni che si erge oltre la copertura). Questo livello è fisicamente diviso in tre parti. I due blocchi principali sono quelli laterali, fortemente caratterizzati dal punto di vista architettonico. In essi, internamente, le divisioni delineano ambienti piuttosto ampi, ben rifiniti: alcuni presentano pavimentazioni in listoni di legno e un rivestimento ligneo delle pareti per l’altezza di un metro.

La direzione lavori risponde alla specificità dell’intervento sotto l’aspetto normativo e tecnico organizzativo con:

 

  • un continuo collegamento con il responsabile di procedimento per assicurare, nel rapporto tecnico –contrattuale, le soluzioni di programmazione ottimali e il raggiungimento degli obbiettivi prefissati;
  • un puntuale coordinamento, specie riguardo le programmazioni ed il controllo del rispetto dei tempi di esecuzione dei lavori, considerata la natura degli interventi in essere;
  • il controllo delle singole attività di cantiere;
  • un attento controllo delle fasi contabili/amministrative, con un elaborato di monitoraggio contabile redatto ad hoc, a disposizione del RUP a ogni stato di avanzamento
  • un incontro settimanale (a scadenze prefissate) di cantiere fra le figure professionali coinvolte (direzione lavori, committenza, impresa/e e collaudatore), con la redazione di un verbale di riunione sottoscritto dalle parti.