Appalto per l’affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione del restauro del prospetto settentrionale e di quello meridionale, della realizzazione delle cancellate poste a chiusura dei fornici del I ordine – Anfiteatro Flavio (Colosseo) – Roma

Committente: Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza Speciale per i Beni
Archeologici di Roma.
Importo Lavori: € 8.722.366,97.
Impresa esecutrice: Aspera S.p.A.

 

Il progetto di restauro dell’Anfiteatro Flavio (Colosseo).  Premesse metodologiche

Il tema del restauro delle facciate meridionali e settentrionali dell’Anfiteatro Flavio ha sancito il passaggio da una visione ‘bidimensionale’ a una ‘tridimensionale’, l’esplorazione delle sue linee volumetriche e spaziali. Un tema architettonico, oltre che archeologico.
Complessità e spazialità tridimensionale sono state le direttrici che hanno indirizzato la fase della progettazione esecutiva.

Accanto alle superfici verticali prevalenti, si considerano quelle orizzontali, sporgenti, inclinate e ricurve, in una visione unitaria: un monumento concepito come ‘sistema edilizio’ complesso. Elementi come le cornici, gli sporti e i piani orizzontali giocano un ruolo importante di protezione e conservazione. Il ‘sistema Colosseo’, definito da superfici pregevoli e di grande qualità estetica, ha subito il lavorio del tempo e i cambiamenti dovuti alle azioni umane. Rappresenta oggi una realtà composita, sia sotto il profilo costruttivo che geometrico, dal quale gran parte dei processi di degrado dipende. La conoscenza di queste geometrie, l’analisi dello stato di fatto e di quello conservazione, sono elementi alla base della progettazione e della documentazione effettuata e in corso d’opera.

La conoscenza è anche propedeutica alla migliore trasmissione al futuro dell’Anfiteatro Flavio: lavori di manutenzione, riparazione e, in qualche caso, di miglioria potranno alleggerire la continua azione disgregatrice degli agenti atmosferici, in primo luogo dell’acqua piovana e dello smog.

Diventa indispensabile pertanto la riflessione sulle opere di convogliamento e canalizzazione delle acque meteoriche, sugli accorgimenti per il loro rapido scarico a terra, sulla manutenzione costante e sull’ispezione ciclica dei paramenti e delle sommità murarie; sul trattamento dei piani esterni, soprattutto orizzontali e inclinati. Indispensabile è anche l’attenzione per individuare i punti a rischio, quelli generalmente legati a cambiamenti geometrici, di materiali e di sistema.

La dottrina del restauro sottolinea la stretta connessione fra conoscenza e intervento, anche nei casi di conservazione o prevenzione. L’intervento non può escludere la comprensione storico-critica del manufatto, come guida per agire consapevolmente sui beni culturali. Il ragionamento vale ugualmente in direzione opposta, dal restauro alla storia: il cantiere di conservazione può diventare, se l’operazione è ben condotta, un nuovo ricchissimo archivio di notizie, osservazioni e dati storici insperati, non esplorabili altrimenti. La ‘circolarità virtuosa’ del restauro esprime proprio la sequenza storia-restauro-storia.

 

Il progetto

Il progetto esecutivo del restauro del prospetto settentrionale e di quello meridionale, della realizzazione delle cancellate a chiusura dei fornici del I ordine dell’Anfiteatro Flavio (Colosseo) di Roma, parte dal pieno rispetto dei dati del progetto definitivo. Dai contenuti dell’offerta migliorativa presentata in sede di gara, dalle informazioni acquisite nel corso di apposite riunioni – con verifiche specifiche effettuate con la committenza – e dalla ricognizione diretta delle aree oggetto dei lavori, anche con ausilio di un braccio mobile, si sono acquisiti ulteriori e utili elementi informativi.
Nell’intervento chiari sono stati i criteri utilizzati per le scelte progettuali esecutive, per i particolari costruttivi e per il conseguimento e la verifica dei livelli qualitativi e di sicurezza prescritti. Sono state precisate altresì le caratteristiche illustrate negli elaborati grafici e le prescrizioni di progetto, sulle modalità di presentazione e di approvazione dei componenti da utilizzare.

L’illustrazione dei criteri seguiti e delle scelte effettuate ha permesso di trasferire sul piano costruttivo le soluzioni spaziali, tipologiche, funzionali, architettoniche e tecnologiche previste dal progetto definitivo approvato. La relazione ha illustrato la definizione delle figure responsabili, l’organizzazione, le modalità e il programma stabilito per l’adozione del sistema di gestione dei cantieri. Sono state presentate le descrizioni delle indagini, rilievi e ricerche effettuati – o da effettuarsi in sede di esecuzione dei lavori – per ridurre durante l’esecuzione la possibilità di imprevisti.

 

I riferimenti normativi e di dottrina

I contenuti della progettazione esecutiva sono stati elaborati ai sensi dell’art. 244 e nel rispetto del disposto degli artt. dal 33 al 42 del DPR 5 ottobre 2010, n. 207 Regolamento di esecuzione ed attuazione del Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti).
Dopo un’accurata lettura delle condizioni di conservazione del monumento, si è giunti a una comprensione ottimale del bene in vista della sua trasmissione al futuro, per facilitarne la lettura e di non cancellare le tracce del tempo (secondo il dettato della Carta del restauro M.P.I., 1972, e delle sue specifiche Istruzioni). Le indicazioni di metodo del progetto definiscono chiaramente la direzione “conservativa” e “rivelativa” (Carta di Venezia, 1964, art. 9) verso la quale è indirizzata la proposta d’intervento, su un monumento antico ma di natura sia archeologica che, forse in maggior misura, architettonica.

Sono stati, nella definizione progettuale, inoltre vagliati e calibrati puntualmente i principi-guida del restauro modernamente inteso:

  • la “reversibilità”, almeno potenziale, di quanto si andrà a fare (che deriva dalla convinzione che ogni intervento è, in fondo, l’esito di una nostra ipotesi valutativa e progettuale, sempre perfettibile in futuro senza danno per l’originale);
  • la “compatibilità” (da intendersi correttamente in senso fisico-chimico, relativamente alla sperimentata non nocività dei trattamenti previsti e dei nuovi materiali introdotti, dal restauro, nell’antico organismo; ma anche come compatibilità “figurativa”, che non significa né imitazione o ricalco ‘stilistico’ né dissonante contrapposizione);
  • il criterio del ‘minimo intervento’ (o della ‘non invasività’);
  • la ‘distinguibilità’ (o, se si vuole, della “autenticità espressiva”) delle nuove aggiunte e delle integrazioni rispetto all’antico.

La distinguibilità va riferita a un’operazione non ostentata ma garbatamente proposta a un’osservazione a vista, minimamente attenta, come segno di autentico rispetto filologico del testo antico, ove reintegrato (solo se indispensabile), risanato, modificato anche dal semplice atto rigorosamente conservativo: lasciandolo leggibile nella sua complessa e articolata vicenda.

Un approccio che, attraverso stimoli e indizi visivi, ha fornito strumenti di comprensione, suscitando, nel visitatore, un’attenzione sia pure embrionale ai fenomeni di sovrapposizione, asportazione, continuità e trasformazione del costruito. Atteggiamento coerente con l’intervento conservativo vero e proprio, ma che potrà trovare punti di contatto con la ‘presentazione’ delle strutture visibili e con eventuali integrazioni e risarcimenti, che possono rivelarsi determinanti ai fini della corretta lettura dell’impianto.

Le operazioni di restauro sono state indirizzate alla tutela, pulizia e consolidamento; per ripresentare il monumento nella sua forma più opportuna, con una speciale attenzione alla preservazione – al di sotto delle coltri di sporco – del colorito assunto nel tempo dai travertini, comprese le patine ‘ambrate’ di ossalati già emerse nel corso dell’accurato intervento preliminare e sperimentale del 1999. Hanno perciò garantito il rispetto anche del carattere ‘storico’ delle superfici murarie, comprese quelle ottocentesche, più delicate; le necessarie lavorazioni hanno assicurato la difesa delle strutture dagli agenti atmosferici e dall’inquinamento urbano (stuccature, stilature dei giunti, eventuali scialbature protettive, ecc.), senza che si perda il senso d’antico delle superfici stesse, segnate dal tempo trascorso.

 

Obiettivi

Il primo compito è stato eliminare gli effetti patologici del degrado, nel rispetto della fisiologica alterazione, per invecchiamento, dei materiali.
Proprio al principio del ‘minimo intervento’ e a una sana visione di manutenzione conservativa si è ispirata la progettazione, che ha previsto operazioni delicate e puntuali di ripresa dei paramenti murari ammalorati (con tecniche attentamente studiate caso per caso e con un equilibrato uso dei materiali tradizionali e moderni, in ragione della migliore rispondenza al problema specifico); la ri-adesione della fodera laterizia al nucleo; la sistemazione dei ‘bauletti’ sommitali in modo da bloccare la pervietà all’acqua piovana e da facilitarne il rapido deflusso, senza per questo conferire alle creste murarie una rigidezza geometrica, come di parti rifatte ex novo, che avrebbe stonato con l’immagine tradizionale del monumento e ostacolato la lettura delle molteplici tracce architettoniche.

Il documento storico viene, così, mantenuto nella sua pienezza mentre, al tempo stesso, è protetto in modo adeguato.

In conclusione, il progetto ha sviluppato una azione sinergica duplice indirizzata alla valorizzazione e alla fruizione del bene. Potrà essere considerata, in seguito, la migliore e più efficace presentazione del monumento e soprattutto, in prospettiva, la forma di conservazione programmata: che dipenderà, quindi, da un’adeguata e possibilmente regolare disponibilità finanziaria e da un’accurata pianificazione, anche stagionale, degli interventi. Tutto entro un preciso quadro organizzativo e programmatico, di assoluto rispetto della complessa e delicata natura dell’area.

In tal senso è di grande aiuto un progetto, legato anche ad un software dedicato, che introduce e gestisce le variabili relative alle caratteristiche del manufatto all’interno del programma manutentivo. In esso vengono segnati i percorsi da effettuare a determinate scadenze, i punti da controllare, le professionalità da coinvolgere. Si lascia così documentazione, volta per volta, di quanto osservato e dei provvedimenti intrapresi, ovviando, almeno in parte, al problema che pone il continuo mutare delle figure e delle persone che ruotano intorno alla cura d’un monumento destinato ad attraversare i secoli.

Un approccio che risponde, come s’è detto, allo stato attuale della riflessione teoretica e metodologica sul restauro e che vede proprio nella prevenzione e nella manutenzione, non sostitutiva ma conservativa, la strada più efficace per trasmettere al futuro le antiche testimonianze.

Francesca Brancaccio
Ph. D. Storia dell’Architettura – Politecnico di Torino; Specialista in Restauro dei Monumenti – università degli studi di Napoli Federico II, European master in History of architecture – Università degli Studi di Roma Tre – International Master in Economics of Cultural Goods – Università degli studi di Roma Tor vergata