Progettazione definitiva ed esecutiva, direzione dei lavori e coordinamento della sicurezza per i lavori di restauro di Villa Montesano, San Paolo Belsito – Napoli

Committente: Villa Montesano srl Anno 2007
Importo opera: € 2.276.102,17
Impresa esecutrice: AD Restore s.r.l.

 

Un cenno storico

asciutta (…)  solidissima (…)   con scantinati, mura spesse, ampi saloni (…)  due piani e tetti”. Con queste parole nel 1943 il soprintendente Riccardo Filangieri di Candida spiegava la scelta di fare di Villa Montesano una sede distaccata dell’archivio storico di Napoli, ordinando il trasferimento di una mole di documenti molto preziosi. Il 30 settembre di quell’anno però le truppe tedesche in ritirata appiccarono il fuoco alla Villa, provocando la distruzione di oltre 7000 volumi di cui oltre 600 sui catasti antichi. Da allora l’edificio, fatta eccezione per un parziale restauro che lo portò a essere abitato fino agli anni ’60, conobbe un progressivo abbandono, le cui conseguenze furono aggravate dal terremoto dell’80. Quello che a metà del XVIII secolo era considerato un  “luogo di delizia” si trasformò in un rudere, finendo con l’alimentare, per ragioni estranee alla filologia e alla storia, l’ombra del sospetto che l’incendio dei tedeschi non fosse divampato per puro spirito di vendetta e devastazione. (1)

 

Il progetto di restauro

Villa Montesano è sulla sommità dell’omonima collina (ad 80 metri s.l.m.), fuori del centro abitato di San Paolo Belsito, vicino Nola, in provincia di Napoli. Nato come borgata agricola, il paese e i dintorni diventano in seguito luogo di soggiorno signorile e Villa Montesano è per secoli una delle residenze più prestigiose della zona. Probabilmente costruita sull’impianto di un precedente nucleo rurale, la Villa, o almeno la sua versione “progettata”, con volumi simmetrici, precisione del disegno, chiarezza dei dettagli e rigore nella messa in opera dei materiali, viene attribuita a Cosimo Fanzago (1593-1678), attivissimo nel corso del Seicento in Campania.

L’impianto principale ricalca una figura geometrica regolare, un quadrato, con l’esedra a emiciclo. La Cappella è divisa in due spazi da un arco policentrico, che inquadra l’altare, sovrastato da una finta semi-cupola in “pianelle”  di laterizio disposte a foglio. La Villa ha caratteri formali di sobria semplicità, ascrivibili all’armonia dei rapporti fra le dimensioni fondamentali. Nel corso del tempo il nucleo originario della villa è stato oggetto di numerosi rifacimenti e ampliamenti, legati alle diverse esigenze abitative dei proprietari. Gli invasivi interventi di manutenzione straordinaria, l’abbandono e l’incuria, gli eventi sismici del 1980, hanno ulteriormente compromesso lo stato di conservazione dell’edificio.

Una attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro ha permesso di individuare le operazioni per il controllo delle condizioni del bene, il mantenimento dell’integrità, efficienza funzionale e identità. Gli obiettivi, ben chiari, erano l’integrità materiale e il recupero, la sua protezione e trasmissione al futuro.

Il restauro dell’edificio, che sorge in zona sismica, comprende anche l’intervento di miglioramento strutturale. Il progetto conferma la vocazione della villa signorile come luogo deputato ad attività ricettiva, luogo di ospitalità, ma anche fabbricato rurale.

Una mappatura delle patologie di degrado presenti, effettuata insieme alle operazioni di rilievo, con il supporto di una dettagliata scansione fotografica, analisi visiva e di puntuali sondaggi – debolmente distruttivi – stratigrafie e analisi su malte e murature, sono stati validi strumenti per la conoscenza e l’interpretazione del manufatto, consentendo scelte progettuali storico-critiche consapevoli.

I paramenti murari e gli orizzontamenti voltati sono di natura mista, prevalentemente costituiti da pietrame calcareo con malta a base di calce, lapillo e pietrame rinvenuto in situ; nei successivi interventi di ampliamento, consolidamento, ringrossamento delle pareti, si riscontrano murature in blocchi di tufo regolari e squadrati, ed eleganti giunti sottili di malta.

Al piano nobile del nucleo quadrato della villa, rialzalto rispetto alla quota del cortile di circa 2 metri, si alternano volte lunettate, a botte semplici e a schifo; ai piani superiori, come da tradizione locale, solai lignei. Pessimo era lo stato di conservazione delle murature, parzialmente crollate in sommità e sul prospetto ovest, e degli orizzontamenti, crollati o bruciati nei livelli superiori. Coppi in laterizio, quasi del tutto scomparsi, coronavano questa come le altre coperture a falde. Cattivo era anche lo stato di conservazione degli intonaci, in alcuni tratti risarciti con malte cementizie, caratterizzati da distacchi e lacune dovuti all’umidità o a cause meccaniche.

Il riuso dell’edificio è stato un indispensabile punto di partenza per un corretto intervento di recupero.
È stato previsto:

  • il consolidamento delle murature con metodi tradizionali di cuci e scuci puntuali
  • iniezioni di boiacca di malta
  • la ricostruzione puntuale delle parti di muratura crollate con materiali originali o di composizione analoga a quelli originari
  • il restauro dei solai in legno, o la realizzazione di nuovi solai in legno di castagno e panconcelle
  • l’apertura/chiusura e la riconfigurazione dei vani, per motivi strutturali o filologici
  • la sostituzione delle piattabande, ove necessario, con piattabande in legno di castagno, dello spessore e della profondità analoga a quelle da sostituire o da rimpiazzare

Gli altri orizzontamenti sono stati sostituiti con orizzontamenti in struttura metallica. Le pavimentazioni esistenti in cotto artigianale sono state recuperate e integrate dove necessario. Gli infissi in legno di castagno sono stati riprogettati seguendo le linee architettoniche e tipologiche di quelli ritrovati in situ e migliorandone le caratteristiche tecnologiche, in relazione alle esigenze del riuso. Il progetto ha previsto inoltre l’introduzione di nuovi percorsi e collegamenti verticali, per migliorare il collegamento dei vari ambienti, la sistemazione degli spazi esterni, con la protezione e il recupero di tutte le essenze esistenti, il ripristino della recinzione e di una vasca in pietra.

Per gli intonaci, esterni e interni, è stato vagliato un accurato piano del colore, attenendosi ai risultati forniti dall’ analisi microstratigrafica su porzioni del manufatto. I diversi colori individuati sono stati comparati e riconosciuti, tenendo in opportuna considerazione la variazione cromatica dovuta all’azione della luce solare sui pigmenti e il loro invecchiamento naturale.

Un abaco dei colori tradizionali è stato costituito durante le fasi di rilevamento in situ. E’ stato elaborato sulla scorta dei risultati acquisiti anche su manufatti coevi alle varie fasi di intervento, basandosi sull’osservazione di edifici storici in diversi ambienti urbani, all’interno della stessa area geografica e culturale.

La selezione delle soluzioni cromatiche fornisce uno strumento di valutazione delle possibili alternative alle soluzioni progettate. La scelta e la progettazione degli arredi ha tenuto conto delle esigenze del riuso, privilegiando materiali e tecnologie tradizionali, come legno, pietra, ferro, tessuti naturali.

 

(1) Si veda Iovino-Caffarelli-Marinelli, “La Villa Montesano in San Paolo Belsito Un Cantiere Per La Conoscenza”, 6th International Symposium on the Conservation of Monuments in the Mediterranean Basin